AVER VOGLIA DI SVEGLIARSI AL MATTINO

Intervista a Giacomo B. Contri di Maurizio Crippa

 

«Senza speranza non esiste possibilità di vita», aveva ricordato don Giussani a Rimini, augurandosi che la fontana vivace della speranza «abbia ad essere ogni mattina». È esperienza comune che la speranza ha a che fare con lo svegliarsi di ogni mattina. Esistenzialmente, si potrebbe dire che la parola speranza si può tradurre con la parola domani, qualcosa che non è ancora ma allo stesso tempo «è già». Ne è convinto Giacomo B. Contri: «L’avere domani. Lo dico da psicanalista: l’uomo è una “ventiquattr’ore”, anzi una “quarantott’ore” ambulante. Le ore sono quelle, perché c’è di mezzo la notte. Di notte si dorme e si pensa. Si pensa al domani: essere uomini e considerarsi tali da “avere domani” coincidono».

Nella nostra situazione esistenziale, e forse oggi in modo socialmente più rilevabile, non sempre c’è questa coscienza.

Giacomo B. Contri

I nostri pensieri non sono molto favorevoli al fatto di considerarsi uomini. I nostri umori sono spesso melanconici: ci svegliamo e parliamo con chi è in casa solo di preoccupazioni. Ecco che sta arrivando il nuovo giorno, ma non abbiamo domani…

E invece?

Giacomo B. Contri

Le sole persone che conosciamo che hanno la certezza del domani sono i bambini. “Domani” è il momento in cui succede qualcosa: i bambini pensano in questo modo. Nemmeno il pensiero di poter morire contrasta con l’essere qualcuno che ha domani, con l’essere uomo. Noi adulti facciamo frequentemente l’errore di cominciare dalle preoccupazioni dell’oggi: domani è una ripetizione del giorno precedente, il ripostiglio di ciò che è già successo ieri. Non c’è domani, se non in senso cronologico: cambia solo il giorno del calendario, ma tutto il resto no.  …

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Tracce di esperienza cristiana
N. 10 – 2002
Novembre 2002


 

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Data di pubblicazione: 05/06/2016