COMUNITÀ: LEGGE DEL CORPO

Gli amici del pensiero

Sirene

In passato e in certi contesti la parola “Comunità”, pronunciata allo stato fonetico puro, suonava, come in una musica da Sirene di Ulisse, “Comunità è bello”, prima dell’esistenza di una simile espressione linguistica. La fascinazione ideale di questa parola presa puramente, per qualche tempo in gioventù mi ha ricattato, me come tanti altri. In un precedente ma non lontano passato, è riuscito al Nazismo di sfruttare al massimo questo ricatto.

In queste poche pagine mi limiterò a esercitarmi nella domanda: a quali condizioni posso ritenere affidabile, e degna di promozione, una comunità?, partendo dal conoscere l’estremo opposto: che anche l’Inferno è una comunità, e senza bisogno di personale specializzato (i diavoli delle tradizionali fantasie infernali). La definisco la comunità dell’avarizia, e dell’invidia che ne deriva, i cui dannati provvedono da sé a dannarsi, senza bisogno di servidorame seviziatorio.

Sappiamo che certe fantasie paradisiache medioevali non sono meno infernali: intendo quelle in cui la contemplazione del Summum Bonum convive con le marce infinite dei beati (“tutti insieme” non tanto appassionatamente, proprio come l’insieme matematico, dipinto per esempio da Beato Angelico), e con l’audizione forzata di musiche ineffabili. Le tradizionali fantasie infernal-paradisiache depongono per un pensiero inetto a pensare la soddisfazione (del corpo, di che altro?, del pensiero, di che altro?), ossia della meta del moto. In esse anche Dio è messo piuttosto male. …

Fine luglio 2005

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Pubblicato su www.studiumcartello.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016