ECCESSO E DIFETTO DI DIFESA

Intervento di Giacomo B. Contri al Colloquio su “Difesa”
(15 giugno 2004, Casa della Cultura, Milano)

 

Il mio sarà un intervento telegrafico, meglio, come degli SMS, avendo come premessa il testo introduttivo a questo Colloquio.

1° Tanti anni fa in questa sala ex-comunista il pubblico era scrutato da due ritratti, sul muro alla mia sinistra, di Gramsci e Togliatti. Questo ricordo mi dà spunto per riproporre quei due versi di L’ Internazionale di Eugène Pottier: “Il n’est pas de sauveurs suprèmes / Ni Dieu, ni César, ni tribun”. A questa terna di difensori aggiungiamone pure ogni altro, sindacalista, avvocato, medico, insegnante…

Traduco “supremo” con “fa tutto lui”, e rammento la terza specie di difesa come difesa autonoma o facoltà individuale di difesa. Convengo con l’asserzione dell’Internazionale che non ci sono salvatori supremi o sommi, a partire da Dio. E con questo non contravvengo al mio essere uomo di fede nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe: infatti lui per primo non ha fatto il “sommo”, avendo lasciato il lavoro di legislazione a Adamo e Eva (“dare i nomi alle cose”), ossia l’iniziativa delle iniziative. Facoltà di iniziativa è la nostra prima definizione della facoltà di difesa come facoltà di porre, facoltà di inizio e di sostenerlo (come si dice “difendere una tesi”). Al Dio dei nostri padri riconosco il buon senso del sapere che se facesse tutto lui non otterrebbe niente, non caverebbe un ragno dal buco, anzi la gente incrocerebbe autisticamente le braccia, come si diceva in linguaggio veterooperaista, o se ne andrebbe. Anzi, avendoli fatti “a immagine e somiglianza” è facile pensare che si aspettasse da loro non meno che da sé, cioè che lui per primo non si pensa come “sommo”.  …

20 giugno 2004

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Data di pubblicazione: 05/06/2016