KANT CON LUTERO

La giustizia e la legge

 

 

Leggendo Hobbes, Spinoza, Grotius, Bodin, Pufendorf, … fino a e ivi compreso Kant, incontriamo, al di qua di ogni differenza, una profonda convinzione comune coincidente con ciò che chiamerei il senso comune di una scoperta: che ciò di cui scrivevano, cui attendevano e contribuivano con la forza di una vocazione – il piano del mondo, il disegno emergente delle cose in cui vivevano – era un altro piano e disegno, altro da prima, altro non solo da ciò che già si era pensato, ma altro anche da ciò che già era stato.

Di passaggio, si può osservare come da taluno si colga e critichi il cosiddetto «pensiero moderno» secondo uno schema soggettivistico nel momento stesso in cui si pretende di criticare il soggettivismo: si vorrebbe infatti che «moderno» sia quel certo pensiero, non il mondo che esso ha pensato.

Si tratta anche di più di un senso di scoperta: si tratta della persuasione di una scoperta precisamente e consapevolmente individuata come tale: per Hobbes (si veda la dedica al De Corpore), la filosofia politica è una scienza, e se la scienza fisica, egli dice, è una scienza nuova, la sua scienza, aggiunge, la scienza politica, lo è a titolo anche maggiore; un secolo dopo, per Kant la propria «filosofia» è a tal punto scienza nuova che egli la paragona a una «rivoluzione copernicana». É appena il caso di ricordare che, cronologicamente tra Hobbes e Kant, Vico scrive le sue tre Scienza nuova, con un titolo felice che Kant e Hobbes avrebbero volentieri apposto alla propria opera.

Un secolo ancora dopo Kant, nel mondo comparirà un’altra scienza nuova, quella di Freud: riprenderò più avanti la ragione di questo che non è solo accostamento, per non accennare ora sommariamente che questo: che il Leviatano di Hobbes non è anzitutto una teoria dello stato, della società civile, dei loro rapporti, delle passioni in relazione a tutto ciò, ma è soprattutto una scoperta: il Leviatano è come scoperta, così come l’inconscio (dirò subito che non solo non lo sovrappongo in alcun modo al Leviatano, ma che li distinguo ciascuno come altro rispetto all’altro; e dico l’inconscio, non la teoria dell’inconscio) è una scoperta, è come scoperta: e sia Hobbes che Freud trattano le loro scoperte come esseri-di-scoperta, cioè di cui non si tratta di dimostrare l’esistenza – è lo stesso argomento di Kant per quanto riguarda la volontà morale – , ma di studiarne le proprietà e gli effetti (e anche le condizioni del loro porsi in essere).  …

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Pubblicato in Agamben, Contri, Dalmasso, Deridda, Lévinas, Madera, Marion, Sini, Di-segno. La Giustizia nel discorso, a cura di Gianfranco Dalmasso, Jaca Book 1984.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016