L’UNIVERSITÀ DELL’UOMO SANO

Una introduzione alla proposta di Studium Cartello

 

Università dell’universo umano

A scorrere i titoli degli argomenti principali dei Corsi Annuali promossi da Studium Cartello dal suo anno di nascita (1994) ad oggi, ci si accorge della novità e dell’ambizione della proposta ivi contenuta: ricapitolare tutto il sapere a partire dai riconoscimento del pensiero di natura come pensiero individuale, costitutivo e legislativo ad ogni livello dell’esperienza.

La ripresa del concetto di “università” non può che prendere le mosse dalla ripresa del concetto di “universo” come universo umano, cioè universo di rapporti “volti a uno solo”, dunque ordinati alla soddisfazione del singolo (redime di eccezione, o privilegio). La connessione dei due concetti non è fondata su mere ragioni etimologiche e non è un truismo. Per comprendere che cosa significhi “fare l’università” occorre riscoprire, o meglio riscattare, la nozione di universo come universo umano laddove da secoli, certamente dall’inizio delibera moderna, si è perpetuato l’errore non ingenuo di far coincidere la nozione di universo con quella di universo fisico, cioè con la storia (ma il termine non è adeguato: i corpi celesti non hanno “storia”) del cosmo dal big bang in poi. L’universo umano non ha nulla a che vedere con l’universo fisico, così come il giudizio di esistenza del primo è affatto differente dal giudizio di esistenza del secondo. L’universo umano come universo di tutti gli altri può solo essere posto in essere da un soggetto che intrattiene rapporti con altri soggetti secondo una legge di rapporto universale, ossia valida per tutti .

In una lezione del Corso dello scorso anno, abbiamo ricordato il celebre motto coniato da Dumas ne I tre moschettieri, «tutti per uno», che esprime felicemente il concetto di universo proprio del pensiero di natura. L’universo è il “tutti”, allorché essi sono per uno, altrimenti non si ha ragione di parlare di universo: un soggetto francamente patologico, uno schizofrenico o un handicappato, pur abitando l’universo fisico non fa universo umano. Ciò nel duplice senso: come soggetto non attinge a nessun altro inteso come fonte di possibile beneficio per sé, e come altro non è l’altro di nessun soggetto, non avendo facoltà di investire in alcun rapporto. …

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Saggio pubblicato in Il Nuovo Areopago. Rivista trimestrale di cultura. Anno 16 (64) ottobre-dicembre 1997.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016