1° – INTERVENTO CONCLUSIVO

Corso 2009/2010
L’ALBERO E I FRUTTI. LA RETTITUDINE ECONOMICA

 

 

A proposito della libertà – è una delle parole con cui di solito perdiamo l’occasione di tenere la bocca chiusa – non credo che la modernità abbia fatto un granché. Tenere la bocca chiusa riguarda la parola libertà. Per esempio, uno degli usi peggiori, più gravi e persino autogestiti, a forza di parlare della libertà in modo lesivo della libertà è nell’espressione “libertà di scelta”. Non occorre mica andare lontano, io ormai imparo a parlare sempre di più solo terra-terra, sulla terra dei viventi. Il passaggio a diventare anoressico o anoressica è il momento in cui mi chiedo se scegliere di mangiare o non mangiare: in quel momento inizio la carriera dell’anoressico. Avevo esperienza del piacere di mangiare e un qualche demonio mi ha messo in mente di scegliere se mangiare o non mangiare. Questa è la corruzione dello spirito. Ecco, in cosa consiste il passaggio, per esempio, del diventare anoressico o anoressica; significa (svolgo un po’ questa bella frase che compromette persino la libertà): posto il cibo che ho e che sta per essermi messo davanti, mi chiedo se ho obiezione o no al mangiare. Se ho l’approccio all’obiezione come punto di vista: non mangerò. Allora, non c’è nessuna libertà; è l’approccio più corrente di tutte le patologie che l’obiezione o la domanda: quale obiezione gli potrei fare? Uno dei tanti esempi è il “non ho capito”, “mi spieghi, professore”. È un’obiezione. Questo è ciò per cui noi in generale conosciamo la libertà nelle sue versioni – ora uso un lessico un po’ vecchiotto – nevrotico o psicotico. Non sono io il primo a dire che nei deliri psicotici si delira molto intorno alla libertà. Chi di voi ha un “filino” di esperienza psichiatrica, anche come infermiere, i discorsi psicotici sono libertà ristretta. In antichi tempi – non è che poi sia cambiato un granché, intendiamoci – anche come forme giuridiche generali nella popolazione, la libertà si diceva: poche storie! La libertà è legata al censo, alla classe, ai beni materiali. Non era mica carino! Non sto facendo apologia di una società schiavista, ma l’interessante è che un qualcosa di buono c’era: solo il ricco è libero! I poveri non sono mai liberi, i poveri sono sempre e soltanto brutti e malati! Quanti anni fa ho cominciato a criticare quel film della mia prima adolescenza: Poveri ma belli2, con la carina Marisa Allasco. No, Poveri ma belli, i poveri sono poveri e sono brutti, cosa che tutti sanno.

La libertà è una faccenda economica, già giuridica da essere imputabile, ma, devo dire, non essere argomento di una funzione, si direbbe di un algoritmo: l’imputabilità è la sola cosa che sfugge al computer o all’algoritmo o alla funzione f(x). In questo senso vincolo lei, la libertà, alla parola “compiacenza”. Pensate quanto le morali hanno criticato quelli che sono compiacenti. No, la libertà è facoltà di compiacere a qualcuno. …

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Pronunciato il 17 ottobre 2010
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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