1° MAGGIO, FESTA DI QUALE LAVORO?

Basta leggere gli articoli economici dei giornali per sapere che i lavoratori di tutto il mondo non solo non ce la stanno facendo, ma stanno perdendo il terreno conquistato fino a qualche decennio fa (ora sorvolo sul declino dei sindacati e sulle polemiche quanto all’opportunità di celebrare ancora il 1° Maggio).

Promosso dalla 2° Internazionale, il primo 1° Maggio come festa del lavoro è stato celebrato in numerosi paesi fino a oggi a partire dal 1890.

Più o meno in quegli anni andava formandosi ad opera di Freud la scoperta – dico proprio “scoperta” – di un altro lavoro:
il lavoro di pensiero, e del pensiero come lavoro produttivo oltre il marxiano “lavoro socialmente necessario”.

Questa scoperta avrebbe potuto-dovuto essere più rivoluzionaria della rivoluzione scientifica culminata in Newton (invece niente), trattandosi della scoperta di un lavoro senza il biblico “sudore della fronte” – il “sogno” stesso è un esempio di tale lavoro nel sonno ossia senza fatica alcuna -, eppure come lavoro produttivo (di conclusioni o soddisfazioni della specie “Eureka!”).

Un autore comunista russo degli anni ’20, M. Rejsner, chiamava l’inconscio (il cui concetto fa parte del medesimo concetto di lavoro) “un lusso”, non quello dei lavoratori del 1° Maggio.

Eppure la gran parte dell’umanità continua a non riconoscere il lavoro del suo pensiero senza sudore, e con ciò si danneggia con le sue stesse mani.

Freud si è spinto a definirlo come Kulturarbeit ossia lavoro di Civiltà, una Civiltà che ancora non conosciamo.

Abbrevio rammentando che il 1° Maggio si fanno comizî:
ma è “comizio” – comitium da comes o compagno o partner –  anche il pensiero quando è lavoro a due posti per due o infiniti partner (è la definizione del “Pensiero di natura”).

Abbrevio maggiormente:
come applicazione, un’analisi è un comizio di due comites, su pubblica piazza anche se tra quattro segretissime mura, non un cic-ciac intimo tra psicologo e paziente, né confessionale senza grate.

Nel caso del confessionale, preferisco la grata:
questa infatti è simbolo dell’Universo perché essa evita il cic-ciac spirituale, l’a-tu-per-tu visivo-visionario-innamorato, l’ignobile “contatto umano” come prostituzione senza sesso:
essa conta sulle parole anzi sulle frasi (il linguaggio è frase) che come tali sono atti, benefici o contundenti come tutti gli atti.

Un’analisi è agorafilica, non agorafobica né claustrofilica.

Un’analisi volge alla sua conclusione quanto l’analizzando realizza la pubblica piazza (non Campiello).

L’analista a sua volta è tale quando anch’egli, in anticipo sull’analizzando, realizza la pubblica piazza, fino a parlare in seduta come se lo ascoltassero tutti (salvo sua vergogna, che deriva  dal pubblico della piazza):
se ciò che l’analista dice non riguarda tutti, non riguarda neppure il suo “paziente”.

Rispetto alla libertà del lusso-pensiero di Freud, Marx è lo scopritore della libertà astratta e coatta moderna, quella dell’“individuo umano astratto” risultante dalla rivoluzione giuridica dell’abolizione della servitù della gleba, fatta per passare all’astratta libertà contrattuale di vendere sul libero mercato la propria forza lavoro.

Queste sono anche premesse per capire che cosa significa, e se significa, la parola “sinistra”.

Marx non era “di sinistra”.

Milano, 1 maggio 2007

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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