1° SEDUTA – ACCADERE. MOSÉ E LA RELIGIONE MONOTEISTA

Seminario 1996/1997
“PERCHÉ FREUD HA RAGIONE, 2”

 

 

Il verbo accadere è la parola che designa il lavoro di questo anno.

Parlerò di Mosé e il monoteismo e della ragione della scelta del testo.

Due spunti occasionali: il primo — stupido, cretino, come è cretino tutto e non si trova quasi più nulla che non sia cretino — su La Repubblica, inserto “Cultura”, intitolato Cucù, l’inconscio non c’è più. È cretino, ma va preso sul serio perché l’inconscio può benissimo cessare di accadere e quindi è vero che “cucù, l’inconscio non c’è più”.

Solo che è tragico, perché psicotico significa “cucù, l’inconscio non c’è più”. Dunque, la perfetta incoscienza della giornalista — Luciana Sica, che non ho il piacere di conoscere — è quella del non rendersi conto che “cucù, l’inconscio non c’è più” vuole dire la schizofrenia, e non proseguo nella lista.

“Cucù, l’inconscio non c’è più” è poi la tecnica preferita dei torturatori: non si tortura più, secondo i modi antichi, facendo dei martiri. “L’inconscio non c’è più” significa che c’è solo la frivola …, con tutto ciò che dipende: in questo caso l’inferenza ha poca deferenza perché come diciamo sempre “cola l’anima” e anche il sangue.

Il secondo spunto — prendendo l’ accadere come il tema, di sempre, ed è già argomento di Freud: è la storia della umanizzazione nel Mosé — lo prendo da una seduta di ieri: una persona, di cui non posso dire vada bene, dopo aver fatto un panegirico della mia persona, che non ascoltavo con simpatia, ha detto: «Vengo da lei per il fatto che è lei, non per il fatto che lei è uno psicoanalista».

Le ho detto che non ero mai stato così gravemente attaccato in vita mia, che questo era un discorso ostile, il più grave. Non era per l’inconscio che veniva da me, ma perché ero io, ossia io non esistevo. Capita ogni tanto di sentire discorrere così. Pensate che razza di espressioni ricorrono nella storia della psicoanalisi se si deve soltanto chiamarlo con la debole espressione transfert negativo, che è come dire “mi stai un po’ antipatico”; è un po’ come dire “cucù,…”.  …

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Pronunciato il 4 ottobre 1996
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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