1° SEDUTA – INTRODUZIONE AL CONCETTO DI “ODIO LOGICO”

Seminario 1986/1987
“ODIO LOGICO”

 

 

Il mio modo di procedere sarà questo: inizio a dire il tema, una variante dell’introduzione della volta scorsa, poi farò dei rapidi accenni che per il solo effetto di convergenza dovrebbero essere utili allo sviluppo, e poi leggerò delle pagine già scritte in altri tempi, secondo un ordine che mi sento di chiamare sistematico, anche se saranno solo una parte di questo ordine sistematico. Mi sto la- sciando andare a soffermarmi sulle parole e sui concetti ad esse corrispondenti: ad esempio la parola “sistema”. Una delle debilità intellettuali che abbiamo ereditato è che una parola come “sistema” o — a mio parere si tratta dello stesso concetto — “topica” (ma questa suona ancora abbastanza nobile), la parola “sistema” è una parola che corre mala fama. Se pensiamo che nella variazione della parola “sistemista” verrebbe a far parte del linguaggio del totocalcio…

In psicoanalisi ho imparato che è impossibile trarre qualsiasi conclusione al di fuori di un pensiero sistematico dell’esperienza psicoanalitica. Semplicemente vi sono due accezioni della parola “sistema”: il fatto che sia stata acquisita solo la prima di esse, vale a dire di ordinamento di ciò che è già acquisito, in questo consiste la debilità della nostra Bildung ; mentre l’accezione autentica della parola “sistema” o “topica”… A mio avviso Freud ha scoperto l’Es, il Super-io, o ha potuto fare certe scoperte sull’Io in fondo per via deduttiva, per il fatto di aver pensato topicamente, cioè sistematicamente.

Il tema di questa sera è questo: ho provato a farmi delle obiezioni, è importante sapersele fare, anche perché lavorare con lo strumento delle obiezioni al percorso che personalmente si sta per- correndo è quello che chiamerei un’opera di carità: è tanto di carità che eviterà la conseguenza di funzionare sistematicamente per obiezioni nella relazione con l’altro, che è invece ciò che accade normalmente. L’analizzato dovrebbe essere passato dalla metodicità con cui vive l’obiezione nella relazione con l’altro, alla metodicità con cui vive sistematicamente l’obiezione a se stesso. Vivere l’obiezione nella relazione con l’altro è una delle forme, fortunata- mente minori, almeno quando l’obiezione è esplicita, di quell’odio logico che si cerca di esplorare.  …

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Pronunciato il 14 novembre 1986
Trascrizione e revisione a cura di Franco Malagola e Glauco Genga

Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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