1° SEDUTA – VIZIO DI GOLA E ANORESSIA

Seminario 1996/1997
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA. CASISTICA”

 

 

Usando le due parole di una interessante tradizione di pensiero, la nostra casistica sarà quella del “vizio”, mentre la patologia (nevrosi o handicap) sarà ciò che nella classificazione tradizionale viene chiamato “peccato”. Dunque, non inizio più dicendovi il caso di quel signore che si chiama in un certo modo…, e neanche vi presenterò un caso di nevrosi o di psicosi: vi esporrò la casistica del vizio di gola e conseguentemente – secondo peccato – vi parlerò dell’anoressia. Cerco di illustrare per me stesso il punto di partenza di un nuovo livello del nostro lavoro – ricerca compresa – di cui non conosco i risultati, che parte assumendo in modo ingenuo la tradizionale classificazione dei vizi, cui seguono i peccati, senza sapere se, alla fine, manterremo l’invidia, l’accidia, la gola, perché fino ad ora non abbiamo ancora costruito la lista dei vizi: tutto ciò che sappiamo riguardo a essi ci viene dalla tradizione.

La tradizione vuole che il vizio di gola riguardi il rapporto fra il soggetto e quell’oggetto che è il cibo. Ma qui introduciamo già un sovvertimento del pensiero tradizionale, perché mi pare una cospicua novità dire che il fondo del vizio di gola non consiste affatto nel “riempirsi la pancia”, bensì nel cessare anche solo di metterci dentro qualche cosa: ed è l’anoressia. Tutta la tradizione del pensiero è stata incapace di pensare l’anoressia come una patologia – peccato – del vizio di gola. Da questa scoperta possiamo attenderci conseguenze anche sulla concezione del vizio medesimo. In un primo tempo è meglio ritirare la valenza immediatamente morale della parola, non perché noi la ritiriamo – anzi la rinforziamo – ma la nostra prospettiva di lavoro ci porta a dire che non esiste morale che non sia già immediatamente norma giuridica. Meglio dunque prendere questa parola nel senso usato abitualmente negli atti di compravendita: “Non ci sono vizi occulti”. Nel nostro caso potremmo dire “vizi occultati”.

La parola “casistica” – sottotitolo e vero tema del lavoro di quest’anno – si applica ai vizi: si tratta di individuare qual è il vizio dei vizi. Esso, nel nostro secolo, è stato chiamato “rapporto oggettuale”: il ritenere che vi sia rapporto perché c’è un oggetto.  …

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Pronunciato il 10 ottobre 1996
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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