10° SEDUTA – L’INIQUITÀ DI VOLER CENTRARE IL BAMBINO SULLA SOFFERENZA E LA MORTE

Seminario 1997/1998
“LA CASISTICA”

 

 

Dalle due ultime esposizioni di Monopoli e Di Mitri mi è risultato questo appunto: che il bambino non è centrato né sulla sofferenza, né sulla morte. L’aggiunta della morte richiederebbe commenti e spiegazioni.

In particolare, l’ultima narrazione di Gilda Di Mitri mi pare istruttiva perché il bambino che fa festa per avere sciolto le riserve, dichiara questa riuscita, — peraltro attesa dagli adulti, più comoda per gli adulti, è più comodo che il bambino faccia così piuttosto che cosà — dichiara un successo, questo modo di ex- primersi, l’ex-pressione di cui si è detto, per questo bambino era il successo: quindi c’era la denuncia e la denuncia di qualcosa che aveva impedito il successo. E non c’è la minima idea della fissazione del bambino, come si diceva una volta, del bambino allo stadio anale. Ossia, dichiarando come successo, festoso, l’essere peraltro tornato a fare così, dice che non c’era piacere a fare cosà.

Altri appunti. I santi innocenti di Erode, fatti a pezzi dagli sgherri — che poi come qualcuno ha scritto saranno stati 6 o 7, una decina — non sono stati dei sofferenti. Li hanno passati a fil di spada, punto e basta. Neppure il minimo accento sulla sofferenza: è molto corretto il Vangelo.

Ho ascoltato con attenzione M. Antonietta Aliverti quando distingueva il reale e il concreto: che distinzione capitale! Mi sono segnato il seguente suggerimento. Che cosa è il reale? Questo è uno dei punti in cui è proprio vero che la storia della filosofia già a livello lessicale, è stata una fregatura dell’umanità, perché di fronte alla parola reale le menti, una volta distinto dal concreto, dall’immediato, dal sensibile, dalle frasacce del tipo «le cose che contano», etc., la parola reale presa dalla parte delle cose che ci hanno combinato i filosofi, fa decollare la nostra mente: i pensieri sono un po’ deliranti. Siamo lì a dirci: ma, Dio mio, cosa sarà questo “il reale”?

Ricordo poi per tanti anni alla scuola lacaniana a Parigi, il fatto che Lacan era sempre lì a distinguere le réel e la réalité. Guardate: il decollare delle menti è stato veramente una fiera, per usare una parola di Monopoli. Cosa fosse il reale!?!  …

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Pronunciato il 13 febbraio 1998
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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