10° – SESSIONE FINALE – CONCLUSIONE

Corso 2008/2009
LA DIFESA E L’ERRORE DEL PENSIERO COMPETENTE

 

 

Interloquisco immediatamente e poi do inizio a quanto a metà è preparato; per l’altra metà mi affido al lavorare mentre parlo, come sempre. Non fatelo sempre, affidarsi a metà – in questo caso non parlo neanche di bravura – è solo questione di mestiere, come il ping pong e altre cose; son cose che si fanno dopo che si ha un po’ di mestiere. È tutto lì.

Mi sento di dire che il pensiero – ossia salvato in quanto riconosciuto come esso stesso la rett- itudine, retto, diritto, Recht in tedesco – non fallisce mai; non c’è fallimento del pensiero. Il pensiero può essere ferito, gravemente ferito, ma anche in quel caso non fallisce; può diventare sostenitore accanito, fino all’omicidio, della propria patologia, fino a mentitore metodico. Il primo mentitore metodico si chiama schizofrenico.

Allora, il pensiero non fallisce ed è in questo senso che tempo fa mi sono sentito di dire che l’analista – quando lo fa l’analista, non lo è; atto, sempre atto, basta ontologia – non fallisce mai: l’analisi non fallisce, anche se dopo enne anni il soggetto rimane fisso impuntato nella sua patologia.

Bene, ora do il vero e proprio inizio. Il lavoro ricco di quest’anno lo lascio nel testo e contesto di quello che sto dicendo, senza dilungarmi, ma ricordo solo che il tema difesa è già quello dell’amicizia del pensiero. Primo, è il pensiero ad essere amico, di cosa? Del corpo. Ne fa la legge o, se volete, ne fa la vita; quello che si chiamerebbe genitivo-soggettivo, il pensiero come amico, poi c’è il famoso genitivo – sempre grammatica – oggettivo che vuole dire amicizia per il pensiero. Quest’anno abbiamo sviluppato, possiamo dire, l’espressione nei due genitivi amicizia del pensiero. A ciò che dico oggi potrei dare un titolo dantesco per una volta – io non disprezzo affatto Dante; è mio avversario, ma capita – Vita Nova. Non occorre avere studiato latino per saper che vuol dire “vita nuova”, come rosa, rosae vuol dire rosa o anche, titolo in sé non originale, più kennediano, come New Deal. Oggi parlerò di un legame sociale, di un nuovo legame sociale: fra poco dirò. Per usare l’aggettivo “nuovo” bisogna designare quello rispetto a cui è nuovo, chiamiamolo antico, non però secondo la distinzione Nuovo Testamento, Antico Testamento perché, secondo l’ortodossia correlata, l’Antico Testamento continua ad andare benissimo come prima; il Nuovo non toglie una virgola del precedente, mentre in questo caso si tratta di nuovo legame sociale che, almeno nell’averne cura, cerca di sbarazzarsi del vecchio, di lasciarselo anche più che alle spalle. Il nemico lasciato alle spalle può ritornare dalle spalle. Dirò quale.  …

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Pronunciato il 27 giugno 2009
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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