10° – SESSIONE FINALE. CONCLUSIONI

Corso 2006/2007
IL TRIBUNALE FREUD. LA RIVOLUZIONE FILOSOFICA DI FREUD

 

 

La mia è una semplice meditazione a voce alta. Mi viene da cominciare così anche se può sembrare, stante la parola che sto per usare, che alzi i toni.

Posso dire che non c’è destino: frase da non negare subito ma correggere, situare. Quando c’è destino questo è soltanto un nome enfatico per dire patologia. Allora posso riformulare dicendo che c’è un caso e solo uno in cui può non esserci destino: è quello che è stato chiamato pensiero, pensiero sano o pensiero tout court.

Ho anche imparato ad essere prudente nella scelta delle parole, persino al punto di scartarne alcune, non volerne più sapere; la guarigione ha tanto a che fare con le parole che si scelgono o si scartano, ma anche con i giri di frase che non si fanno più, con gli intercalari che si aboliscono, etc.; lo abbiamo anche chiamato, dicevo, pensiero di natura.

Può non essere destino, essendo questo solo il nome complessivo o uno dei possibili nomi complessivi per la patologia. Se fossi stato più attento, avrei suggerito di portare qui oggi una copia del mio pezzo di un po’ di tempo fa intitolato “Agli amici del pensiero di natura”, ossia un caso di legame sociale. Sempre nello stile della meditazione aggiungo che all’età che ho, posso dire che l’ho dedicata integralmente a questo, e non vedo come le cose possano cambiare, anzi, debbano cambiare. Non faccio che questo, non mi curo più esattamente che di questo: meditazione viene dalla parola latina che vuol dire “prendersi cura”, anche la parla medico ha la stessa radice di meditazione.

Allora, ancora una parola su questo: voglio dire che io vi auguro di essere amici del pensiero di natura; chi lo è, è mio amico se no, non lo è. La cosa potrebbe non interessarvi assolutamente, non ricatto nessuno, non faccio neanche una captazione dei vostri affetti, lo chiamo anche con una parola lacaniana, discorso. Lacan ne ha redatti quattro, io ho l’onore di essere stato più o meno zoppicantemente – spero meno che più – redattore, niente altro che redattore, spero anche coredattore, redattore con altri. Constato che sì, è così. …

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Pronunciato il 30 giugno 2007
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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