11° SEDUTA – COMMENTO AL CASO ESPOSTO DA R. COLOMBO

Seminario 1996/1997
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA. CASISTICA”

 

 

Molto d’accordo. Mi sono accorto molto lentamente che nel corso dell’ultimo anno, in modo impercettibile, si è finito per alzare il tiro, per perfezionare le nostre esigenze. Certi ritardi che abbiamo dipendono da questo. Si è come spostata in avanti l’ambizione, l’aspirazione del nostro lavoro.

Alcune osservazioni: la prima a partire da questo caso. Non ho da aggiungere nulla perché alcuni appunti che avevo preso ascoltando sono stati anticipati da Raffaella Colombo a proposito dell’odio.

Basterebbe l’osservazione di quanto è stridente, ma proprio stridente, il contrasto in questo caso, tenuto conto del notevole livello di abilità intellettuale di questo signore. Effettivamente ha un discreto francese, un discreto inglese, una buona scrittura in italiano, con idee organizzare e con la sua “linea di partito”: non molla un colpo. Ha una facoltà di coerenza notevole. Per questo dico sempre: attenzione alla coerenza, perché non è detto che sia sempre una virtù. Il più grave assassino è quello che è veramente coerente in questa attività: non gli scapperà neanche il lapsus, il che significa ammazzarne uno di meno. Mente allorché afferma “io sono handicappato, io sono autistico”. Potete anche chiamarla autocoscienza pura e le lodi per la coerenza da tenere sott’occhio, fanno il paio con le lodi per l’autocoscienza, da tenere sott’occhio. Attenzione alle lodi all’autocoscienza.

Trovavo preziosa l’osservazione di Ambrogio Ballabio sul fatto che la psicosi non cerca la propria giustificazione. Aggiungerei: anche questo non cerca la propria giustificazione, ma lo fa in un modo un poco più scoperto che non nella psicosi, specialmente quando si delira. Quando dice “Sono handicappato: lo sono; sono autistico» lui dice “io sono così perché sono così”. Ma perché? Perché sono così. Ma non puoi spostarti? Non posso spostarmi. Ma perché? Non posso spostarmi.

È come se lo facesse con questo tono di voce e con i pugni così, anzi con l’avvertenza del non farlo mai con i pugni così: è il non aggressivo per eccellenza. Ha la ragionevolezza di toni di un quasi buono, di uno che ha accettato la propria condizione.

Quasi quasi, in questi suoi scritti, manca solo la frase: «Offro a Dio le mie sofferenze» il massimo della mistificazione, antireligiosa, anti-tutto. Ma non escluderei che uno così arriverà un giorno arrivi ad offrire a Dio le sue sofferenze. Un giorno l’idea gli verrà in mente.  …

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Pronunciato il 21 febbraio 1997
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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