12° SEDUTA – LA MASSIMA E LA LEGGE DELLA CASTRAZIONE (CON ALTRI)

Seminario 1986/1987
“ODIO LOGICO”

 

 

[…]

(…) Vorrei dire che l’idea per l’anno venturo è di proseguire sul tema del giudizio. Mi era venuto in mente come riflessione su quello che si è fatto quest’anno. A braccio: mi ero chiesto come intitolare delle pagine che ho scritto, ed è stato solo per evitare l’accusa di copiare Umberto Eco che rinunciavo a intitolarle “Il nome della psicoanalisi”. Abbiamo provato a dirci che noi ― collettivo assoluto, la comunità psicoanalitica ― non abbiamo trovato il nome della psicoanalisi, che cosa è, anzi come si chiama; per fare questo abbiamo sentito l’obbligo di introdurre dei lemmi nuovi nel lessico della psicoanalisi: odio logico, il tema della legge come il tema centrale, il tema del giudizio (se lo faremo). L’idea stessa che l’inconscio sia un fatto etico ha cominciato a farci sorgere dei sospetti, perché questa parola ― etico ― comincia ad essere troppo polivalente.

Di tutte le parole che chiunque introdurrebbe nella cultura psicoanalitica, la parola “giudizio” è la sola che verrebbe immediatamente espunta dal 90% degli psicoanalisti, con risposte di tipo banale: lo psicoanalista non giudica, ecc… come se “giudizio” fosse una faccenda di dire a uno: “Non va mica bene quello che stai facendo”. Se viene in analisi lo sa già da solo, non ha bisogno che glielo dica lo psicoanalista. Viene lì perché non va bene niente, quello è già un giudizio; tutto comincia da un giudizio. Eccetto il caso dello psicoanalista che prende in analisi uno che non è partito dal suo giudizio… resta che un’analisi che comincia bene comincia dal giudizio che non va bene.

Sembra un’accezione volgare di giudizio: non si tratta di questo. Si tratta di giudizio che riguarda i fini, o il fallimento in ordine ai fini: la pulsione non funziona; la soddisfazione non funziona. Non che il godimento non funzioni (il masochista sa bene che purché funzioni il godimento…) La verità più terrificante in questa terra è che il godimento funziona sempre, per una via o per un’altra. È la soddisfazione che non funziona.

Per fare un cenno alle cose da cui siamo partiti, e sulle quali poi abbiamo fatto una svolta, alcuni conoscono il personaggio di B.C. che sta sfogliando un grosso vocabolario, e alla parola “obbedire” trova la definizione: “Accondiscendere invece che resistere (vedi ‘ribellarsi’ ”; cerca “ribellarsi” e trova: “Resistere invece che accondiscendere (vedi ‘obbedire’)”; il finale è che il vocabolario viene fatto a pezzi…

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Pronunciato il 2 luglio 1987
Trascrizione e revisione a cura di Franco Malagola e Glauco Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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