12° – SOVRANITÀ E INDIVIDUO PENSANTE. OSSERVAZIONE

Corso 1997/1998
UNIVERSITÀ. CHE COSA POSSO SAPERE

 

 

Ho personali suggerimenti e faccio una osservazione intorno, ma forse sarebbe meglio dire “entro”, quale dibattito stiamo dibattendo. Il solo porre la domanda così ha già come presupposto che c’è un dibattito vasto entro quale stiamo dibattendo. Vero o falso?

L’introduzione è che “non”: io non sono d’accordo come in tutto il mondo e non solo in Italia, qualcuno da vent’anni, che il nostro sarebbe ancora il dibattito del liberalismo, o dibattito di libertà, o il dibattito americano sulla giustizia, l’economia, il diritto, etc. Il nostro non è un dibattito fra Stato e diritto. In fondo credo che il compagno Lenin non avrebbe creduto che l’estinzione dello Stato l’avrebbero fatta i suoi nemici istituzionali. Il nostro non è un dibattito liberale. Quando Freud arrivò in Inghilterra e lodò la bella e magnanima Inghilterra usò questa espressione molto sapiente, critica, ma ufficialmente laudativa della magnanima Inghilterra: «Ho la libertà di parlare, di scrivere, quasi dicevo “pensare”». È una bella ironia: la libertà di pensiero sta da un’altra parte, non c’entra con lo stato liberale.

Il peso — ma specifico, ossia un concetto individuato — che diamo al pensiero è un peso molto speciale: un esempio ingente, è che noi riconosciamo come una corretta frase un’espressione come «il pensiero scientifico»; scienza non è pensiero. Mi spingerei persino a dire che è logico che non è pensiero; perché si dia pensiero deve darsi ortodossia logica. Ma ancora «logica» non è pensiero. Allora «pensiero» è altro. Ma questa è solo un’affermazione.

Sto sostenendo che l’intero dibattito sul diritto si svolge all’interno di una grande guerra e questo va incontro a termini introdotti fin dall’inizio dal Prof. Angiolini, non solo individuo-Stato, individuo-Costituzione, ma anche la solita e un po’ infame coppia di tutto il nostro secolo, collettivo-individuo, con tutti i più enormi fumi post-romantici, utilizzatissimi dai nazisti, l’idea del collettivo, etc. Il che riguarda anche proprio le parole: la grande guerra del nostro secolo, al massimo le ultime battute del precedente, non è la Seconda Guerra Mondiale, non sono più da tempo le guerre coloniali imperialistiche, come credevano ancora i comunisti vincenti del primo ventennio del nostro secolo, ma la grande guerra è la guerra sul significato, uso, monopolio, della parola, lemma, e con tutto ciò che a questo lemma è correlato, la guerra che ha come meta la determinazione in un unico significato della parola «psicologia».  …

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Pronunciato il 9 maggio 1998
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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