13° – CRISTO IL MODERNO

Corso 1997/1998
UNIVERSITÀ. CHE COSA POSSO SAPERE

 

 

Homo oeconomicus

Spendo una parola subito sulla nostra miscredenza tecnica. In alcuni è coniugata in un modo, in altri è coniugata in un altro. In me per esempio è coniugata in un modo.

Non ci siamo scollati mai da quella medesima esigenza come obbedienza a un filo tenuto teso, che cinquant’anni fa ha fatto sì che Freud ultimasse la sua vita prima su Cristo — il moderno lo aggiungiamo noi, ma possiamo prestarglielo retroattivamente — e terminasse la sua vita con il decisivo articolo sulla perversione o la scissione dell’Io. In fondo Cavalleri ha già detto tutto, specialmente quando ha detto che Cristo è il moderno, perché l’ homo oeconomicus, primo homo oeconomicus è stato lui.

Aggiungo solo a consenso, fine pratico di aiuto a voi o alla maggior parte di voi, intendo dire nei riguardi del dubbio che so ogni tanto venire a qualcuno: qui capita che si dicano cose che dopo tutto sono magari anche giuste e vere, ma tuttavia pur da un certo livello, in cui tutti possono intervenire. Errore, errore anche mio come d’altri che parlano qui allorché lo commettiamo, può essere; ma così non è nell’intento e nella struttura, funzione di ciò che facciamo.

Cavalleri ha parlato della schiavitù, dell’asservimento dell’Altro, e dell’universo di tutti gli altri. La vita quotidiana più comune, e in particolare nell’operare di coloro che non operano affatto come psicoanalisti, ma operano in certi settori con gli handicappati psichici o psicopatologia precoce. Così come tutta la psicopatologia che incontriamo in altri o in noi stessi, qui si tratta di asservimento; nella patologia si asserve l’altro. Quante volte abbiamo notato che l’handicappato dell’Anaconda tratta tutti come dei servi e comanda. O il tipo, nevrotico, che vedo da un po’ di tempo da me, che un bel giorno ha trovato che dopo tutto poteva prendere la strada della perversione perché gli risulta più comodicchia. Non ho detto comoda. Io amo la vita comoda. «Comodicchia» è un’altra cosa. È la differenza fra la ricchezza e gli spiccioli. Quando cominciava ad andare un po’ nell’omosessuale si è messo a fare lo spirituale, un po’ come tanti drogati se sono intervistati in televisione: svolazzano nello spirituale. «Il dolore… La sofferenza… L’incomunicabilità della mia condizione umana…» e tutte quelle palle lì.  …

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Pronunciato il 23 maggio 1998
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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