13° SEDUTA – INTRODUZIONE

Seminario 1993/1994
“NORMALITÀ E IMPUTABILITÀ NELLE QUATTRO PSICOPATOLOGIE”

 

 

Mi sono accorto quasi all’ultimo momento che il pomeriggio di oggi è piuttosto compatto, nei temi di cui si tratta. Si susseguiranno F. Malagola, A. Colombo, poi P.R. Cavalleri.

Mi sono accorto dell’unità, diversamente da altri pomeriggi, dell’unità di questo pomeriggio, perché si tratterà di Io e affetto, preso in particolare in quell’affetto che chiamiamo angoscia, ma come uno fra essi. Poiché oggi – per ragioni niente affatto pedagogiche e didattiche, ma per più radicali e anche sistematiche ragioni io non porto mai alla ribalta Freud né il lessico di Freud – oggi, solo a titolo di eccezione commenterò una pagina o due di Freud.

Dicevo: Io e affetto, al singolare.

Sto raccogliendo delle cose che non sono affatto in nessun testo, né dette con l’ovvietà con cui le sto dicendo; ci sono molte persone che hanno bisogno di parlare con la prosopopea, con lunghe introduzioni mostrando che mai fino a quel giorno nella storia dell’umanità era stato pensato quello che ha pensato lui. Finalmente la dice e poi si vede…Però, ogni tanto è meglio sottolineare che non c’è ovvietà alcuna nelle cose che stiamo dicendo e di inediti, nel senso letterale della parola di cose che non sono mai state date, di inediti la nostra scuola è strapiena. Anche se uno dei nostri errori è di vendere non ad abbastanza alto prezzo. Può darsi che, come diceva Marlon Brando in Quemada!: «Se lo fai gratis per me, è un prezzo troppo alto. Preferisco pagare». Era l’epoca in cui il cinema era ancora una cosa intelligente. Non so se qualcuno lo ricorda. A volte mi sembra di parlare di cose che non ha visto nessuno. Quando dice: «Una moglie. Ma neanche a pagarla, perché una moglie è gratis…»

Come già in altri argomenti che abbiamo trattato, non sto facendo l’apologia del rapporto con le puttane, sto esplicitando un dibattito della ragione.

Allora, i due punti notati da Freud — e che hanno in comune quello che si vede subito — sono i due punti ancora non messi assieme, non associati fra loro come sto facendo io, in cui Freud dice che le due cose che un po’ tutti sanno come quelle cose che grosso modo tutti sappiamo che cosa sono, invece non ne sappiamo niente.  …

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Pronunciato il 3 marzo 1994
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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