13° SEDUTA – «MI VA». POST CHRISTUM NATUM

Seminario 1999-2000
LA SCIENZA DELLA PSICOPATOLOGIA COME SCIENZA DEL COMANDO

LA PERVERSIONE A CONFRONTO CON NEVROSI E NORMA, ATTRAVERSO L’ESAME DELLA DISTORSIONE CHE RISULTA NELLE FACOLTÀ E ALTERNATIVE PRATICATE DAL SOGGETTO

 

Ringrazio in particolare Battiston che mi ha ceduto il suo posto. Ho poco da dire. Sono sempre degli appunti del momento, senza alcuna pretesa discorsiva organizzata. Direi che un’idea c’è, ma è una sola. Parto da un po’ fuori. Ascoltando Battiston che parlava dell’omosessualità all’interno della perversione mi si confermava che Giulietta e Romeo, di cui abbiamo già parlato, a ben pensarci — ma una volta pensato non c’è più tanto da pensare, come dire che questo è questo — sono un Giulio e Romeo. Non c’è nessuna Giulietta in quanto distinta nel sesso da Romeo. Sono Giulio e Romeo. Le ragioni le lascio da pensare. Non organizzo un discorso.

Tanti anni dopo è arrivato Proust a dire che sono Giulio e Romeo. Non sto inventando tutto io.

L’idea che mi sento di dire è questa: di condensare tutto quello che andiamo dicendo, formula compresa, nell’espressione — che io amo molto, condivido, sottoscrivo fino ai massimi sistemi — «mi va».

«Mi va» può essere detto di ogni esperienza. Se aveste voglia di fare come dico io, di usare carta e matita, per esempio in questo caso se uno scrive «Mi va», allora uno si chiede qual è il soggetto di questa frase: x. Che cosa mi va? È un chi che mi va? E poi fa a stare in piedi un’espressione di questo genere che sembra slang americano. Che cos’è che va, a me va? Un moto va; è un moto di qualcosa, di qualcuno d’altro che va a me. Qui sto facendo un riassunto condensatissimo di quasi tutto il nostro secolo che ha il problema del soggetto di questa frase. Non ho nessuna intenzione di ritirare giù Lacan dal cielo o dalla tomba, ma lì ci sarebbe stato un sa [?]: una roba mi va, non si sa cosa, ma mi va.

E no! Mi va un’altro soggetto. Non c’è nessun altro qualunque che mi vada. «Quello mi va» è il giudizio della soddisfazione. Si può anche dire «Mi piace». Il «mi va» ha il vantaggio di questo verbo che è il verbo del moto, «andare», mentre la parola «piace» potrebbe ancora ancora essere sospetto di stato fermo. È davvero perfetta questa espressione. Il giudizio «mi va» si applica, conoscitivamente, mi da informazioni al «va»; non al «pensa». Il «pensa» sarà subordinato al «va». In ogni caso, a buon conto, mi va. …

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Pronunciato il 14 aprile 2000
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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