18° SEDUTA – VIZI E VIRTÙ: LA VIRTÙ DI FORMA

Seminario 1996/1997
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA. CASISTICA”

 

 

Giacomo B. Contri

In questo momento io difenderei ancora la virtù di forma, perché c’è la virtù di forma, perché viene da … come la suddetta via da percorrere dell’innocenza: occorre la coltivazione. Occorre il mettere, rimettere. La formazione è sempre riforma: c’è sempre un ri- davanti che non è quello della ripetizione ossessiva di una serie uguale di azioni. Infatti io lo chiamerei, dal lato del vizio di forma, il vizio di atto. È così caratteristico dei rapporti fra uomini e donne e fra genitori e figli. Si dà per ovvio ed è comunissimo: Altan è l’aedo di quello che sto dicendo. Lui e lei si sono messi insieme una volta e ritengono che compiuto quell’atto basta: atto di costituzione della forma. E allora il minimo che ne viene fuori sono questi mariti repellenti e le mogli ciabattone. Non ci si rende conto che quando in casa ci si incontra a colazione, pranzo, cena, sono tre appuntamenti. Per il solo fatto di dovere la forma essere di volta in volta ricostituita, pur sempre condenda, da ricostituire, io ammetterei la presenza anche della virtù di forma.

Diversamente dalla frase iniziale di Seneca secondo cui la gratitudine costa, io direi che il lavoro di forma — per altro al pari della gratitudine — non costa, o per essere più esatti, al costo dell’incenso. Può essere che i miei gusti mi portino a incensi così rari che rovino il mio conto bancario in incenso, ma anche colui che spendesse tantissimo per l’incenso, è certo che non gli pesa.

Maria Delia Contri

Ma se bisogna introdurre una virtù, non basta più il principio di piacere?

Giacomo B. Contri

No, salvo che virtù di forma sia lo stesso principio di piacere. La corte, il corteggiamento, fa parte del principio di piacere: per questo contrapponiamo l’amore del principio di piacere e l’amore dell’innamoramento in cui non c’è nessuna coltivazione della forma. Salvo un chilo e mezzo di incenso portato al mio nemico. Rarissimo, magari. Poi è il modo con cui la gente tratta e maltratto il proprio e altrui sesso.  …

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Pronunciato il 30 maggio 1997
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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