2.a SESSIONE – INTERVENTO CONCLUSIVO

Giacomo B. Contri

Mi piacerebbe finire con un’osservazione.

Luigi Ballerini

Ci aveva preannunciato che avrebbe detto qualcosa sul prendere la parola, dopo Gabriella.

Giacomo B. Contri

È un po’ un’impertinenza – la dico lo stesso – che riguarda i presenti in quanto nella grande maggioranza non prendono la parola eppure, come ho detto prima, tormentoso o no, il lavorio del pensiero di ciascuno è assolutamente presente.

Sappiate che io lo sento il vostro lavorio mentale, ho i timpani a 3D, e questa impertinenza sollecita il vostro passaggio dall’arrossire al parlare.

Nessuno può essere accusato del suo arrossire o del riconoscerlo.

Mi sarebbe piaciuto anche dire qualche cosa sull’assassinio di Mosè, di cui parla Freud.

Ma perché ammazzare Mosè? Qui la verità è fuori campo: non ne sappiamo niente, non sapremo mai niente; Freud fa la distinzione fra la verità storica che non appureremo mai (non ci sono i mezzi e non è possibile) e la verità psicologica, che potremmo anche chiamare logica.

Se il popolo ebraico era il prodotto di una idea di Mosè – sorvoliamo ora sul contenuto delle idee – se era il risultato, il prodotto del pensiero di Mosè, beh, bisognava rimuoverlo. Io, ebreo, non sono figlio di Mosè e anche Mosè è solo il servo di Yahweh. Bisognava che rimuovessi di essere figlio, cosa che a me va benissimo, non vedo perché se un’idea è buona, io non dovrei essere figlio di quell’idea: mi sottometto benissimo.

Recentemente ho fatto osservare il verbo ottemperare, che sostituisco volentieri al verbo obbedire solo perché il verbo obbedire è troppo compromesso dall’esercito, dalla mano al berretto; quindi meglio dire ottemperare.

Ottemperare assolve a tutte le esigenze pacifiche del verbo obbedire, senza questa idea della mano alla visiera o meglio, del marciare in ranghi, è diverso. Ancora ancora vada per la mano alla visiera, il marciare in ranghi non ha nulla a che vedere col diritto, salvo il caso particolare della guerra, di cui si potrebbe anche parlare, o della polizia.

A proposito di un pensiero sollecitato da più persone: il mio professore di greco, mio e di Mariella, Cantere, che faceva sempre lo spiritoso, usava questa espressione: “Se covra de rosore e de fango!”. Così si rivolgeva allo studente che non rispondeva bene o non rispondeva affatto: di coprirsi di rossore e di fango.

Maria Delia Contri

La frase intera: “La se senta” – si sieda – “la se vergogna e la se covra de rosore e de fango”.

Giacomo B. Contri

Ve l’ho mandata a dire senza insistere troppo.

Il tema che rimane qui solo introdotto, benché io ne abbia parlato cento volte, è l’idea della sovranità individuale.

Quanto alla sovranità popolare bastano gli eventi mondiali dell’ultimo anno per toglierci questa idea. Da quando in qua l’America ha avuto la sovranità popolare o, comunque vada il referendum, dov’è la sovranità popolare?

Mi basta sentire Salvini o Grillo per capire che non c’è la sovranità popolare: se c’è una sovranità, questa è la sovranità individuale. Poi si può negarla. Dopo tutte le volte che abbiamo insistito su Re Lear e sul sovrano che abdica alla sovranità, considerata addirittura come primaria: ecco, Shakespeare quando scriveva Re Lear dei re veri se ne infischiava completamente. Da quando in qua Shakespeare scrive dei re? Parla degli esseri umani sempre e comunque. Re Lear, peraltro, non esiste e non è mai esistito, quindi non ha nessuna importanza. Ecco, su questo argomento io credo che siamo ancora lì, alla lontana. Ce n’è quanto basta per il rossore.

 

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Pronunciato il 19 novembre 2016 con Altri
Trascrizione a cura di Sara Giammattei
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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