2.a SESSIONE – INTRODUZIONE

Non ho ancora afferrato se avete afferrato. Ciò che ho detto potrebbe essere contestato, dicendomi, obiettandomi, che non c’è proprio nulla da afferrare, che sull’amore non c’è proprio nulla cu sui interrogarsi, meglio ancora, che non c’è nessuna questione quid amor?.

Io invece ho detto di sì, ma potrebbe essermi obiettato il contrario.

Quanto dicevo, l’anno scorso, che qualsiasi affermazione va sottoposta ai suoi stress-test, come le banche… ho ragione: tutto ciò che asserite va sottoposto ai suoi stress-test.

Devo dire – lo dico non solo per esperienza – tanto più si apprezzano gli stress-test, quanto più si è persuasi di ciò che si dice. Essendo che il segno della persuasione in qualcosa che si dice è l’attesa da essa di ulteriori frutti che ne venga dell’altro, che sia un articolo per altri articoli. Constato, vivendo la vita con ogni altra persona di questo mondo, che normalmente non si ha questa idea: ho una certa idea in testa ed è finita lì, mentre io me ne attendo soltanto dei frutti. Non che io abbatta gli alberi perché non danno frutti, ma è solo perché ho uno spirito di tolleranza, se no li abbatterei.

La celebre frase che ho usato per anni come manifesto, “l’albero si riconosce dai frutti”, in fondo è l’unica frase che renda degna ciò che chiamiamo vita. Vita vuol dire ventiquattro ore al giorno, inclusiva del sonno. Sto ripetendo cose dette in passato: o anche vita è uguale a pensiero.

Tanti anni fa obiettavo a una celeberrima rivista dell’Università Cattolica che conteneva in fondo il massimo degli errori intitolandosi Vita e pensiero. No: c’è la mancanza di un piccolissimo accento tonico: vita è pensiero.

Allora, la questione di quest’anno è: che roba è “amore”?

Devo dire, dobbiamo dire, salvo obiezione, che questa parola ci è capitata fra capo e collo qualche migliaio di anni fa senza che nessuno – pochissimi – osservassero che dopo migliaia di anni non abbiamo la più vaga idea di che cosa voglia dire. Migliaia di anni, eh?

E siamo lì. E noi quest’anno ci stiamo dedicando all’osservazione, costernante, che questa parola cui tanti si sono dedicati, anche per vicende amorose andate male, o incerte, che non ci si è mai accorti che resta una parola priva di significato.

Non mi metto ora a dirvi perché: riguarderà un intervento successivo, credo a Patti, su Antigone, che un bel momento, nel corso di questo suo sciagurato dibattito con Creonte, dice che lei agisce per amore. Nell’Antigone si vede molto bene che questa parola amore è l’oscurità allo stato puro. Dato che tutti, o quasi tutti i presenti, derivano, poco o tanto, a lungo o a breve, dal cristianesimo, devo dire che in venti secoli di cristianesimo la parola amore è ferma al palo, e un giorno – sorpresissimo io – dopo tanti anni ho dovuto constatare che questa parola, così di casa nel cristianesimo, ben più che altrove, (per esempio, l’ebraismo ha sempre avuto molta prudenza nell’usare, nell’introdurre questa parola, non annullandola, ma con prudenza, sobrietà: mi accontento di questa osservazione), nel cristianesimo invece ricorre da tutte le parti, sempre, in tutte le salse.  

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Pronunciato il 10 Novembre 2018
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri 
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore.


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Data di pubblicazione: 05/06/2016