2° – DIRITTO (I)

Corso 1995/1996
“UNIVERSITÀ”. RI-CAPITOLARE

 

 

  1. «Tutto ciò che piace a te, piace a me»

Il rapporto coniugale ha possibilità di reggersi su una sola norma, la cui massima è: «Tutto ciò che sta bene per te, per questo solo fatto sta bene per me», non a occhi chiusi, ma anzi con gli occhi e le orecchie bene aperti. Pur non trattandosi precisamente della medesima cosa, la struttura di questa massima è la medesima della frase che Truman pronunciò a riguardo della General Motor:

«Tutto ciò che piace alla General Motor piace al Governo degli Stati Uniti», ovvero: «La mia economia e la mia politica sono composte da ciò che piace a te». A partire dal momento in cui il coniuge introduce un criterio anticipato di selezione su ciò che piace all’altro, abbiamo la sicurezza che la relazione andrà male. Questa posizione costituisce l’«obiezione di principio», che nello schema a clessidra va a porsi nel movimento indicato dalla freccia g, la freccia per mezzo della quale rappresentiamo l’iniziativa – la libera impresa – del soggetto, a sua volta coincidente con la domanda. L’obiezione di principio si chiama invidia, perché il primo oggetto dell’invidia non è neppure il profitto dell’altro, ma il desiderio di profitto da parte dell’altro. Il bonum, di cui tratta la dottrina morale, è il profitto, il guadagno, dunque l’interesse, mentre da almeno due secoli le dottrine ufficiali predicano disinteresse e spassionatezza.

Il desiderio non esiste se non come desiderio di guadagno, di profitto; l’espressione «desiderio di guadagno» è solo un’esplicitazione dell’essenza del desiderio. Ma c’è profitto se, alla fine di un lavoro, si ritrova qualcosa che all’inizio non c’era. Pertanto l’obiettivo di raddoppiare il mio reddito da qui a un anno non costituisce ancora profitto: il plusvalore non è il puro incremento, ma qualcosa che all’inizio non c’era, fino all’apparenza di una neocreazione, fino all’impiego della parola «fecondità».

Quanto al bonum, non venitemi a raccontare di avere una qualsivoglia aspirazione al bene se non è aspirazione al profitto: non esiste Lust, piacere – e nemmeno «ben-essere», essere bene – se non comporta un contenuto di guadagno oggettivo e descrivibile, libero individualmente. Ecco un caso in cui è individuabile il contenuto della menzogna.  …

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Pronunciato il 25 novembre 1995
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
I testi relativi agli interventi di questo Corso sono stati raccolti nel volume «Università». Ri-capitolare, Sic Edizioni


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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