2° – PER FINIRE. L’OBBEDIENZA AL PRINCIPIO DI PIACERE

Corso 1994-1995
A NON È NON A

 

 

Bene ha fatto Alberto Colombo a disegnare il campo del tema, e il dibattito che segue, come dibattito giudiziario. Il tribunale non è il solo luogo in cui avvengono dibattiti. C’è un altro campo e, vedremo, è campo di battaglia.

Ieri abbiamo introdotto l’idea più generale della vita psichica come vita giuridica. In questo caso è la vita stessa del principio di non contraddizione che è stata proposta su una scena giuridica. Faremo un passo ulteriore in questo senso.

Colombo ha scritto una frase in cui si condensa in termini di giudizio ciò che Aristotele e lui stesso hanno inteso sostenere.

«Ora alcuni ritengono per ignoranza che anche questo principio debba essere dimostrato. Infatti è ignoranza il non sapere di quali cose si debba ricercare una dimostrazione e di quali invece non si debba ricercare»: oltre al giudizio di ignoranza, a noi conviene individuarne anche altri. Rinuncio a fare un disegno – un po’ a effetto, ma è un effetto di qualcosa di reale – ottenuto collegando due scritte che stanno fra due linee aventi la forma di sella. Leggerò, invece, le scritte. Molti, senza essere stati ad Auschwitz, avranno presente che sul cancello c’è scritto: «Il lavoro rende liberi»; in parallelo, in una cornice di due sbarre di ferro vagamente barocche, avevo aggiunto la seconda scritta: «Cogito, ergo sum».

Allorché l’essere (l’esistenza) è sottomesso (questa sottomissione è una violenza) alla inapparente violenza di un «ergo», di un «dunque», il risultato prima o poi è che l’esistenza ha da essere dimostrata. Allora, oltre all’imputazione di ignoranza c’è anche l’imputazione di violenza.

Si è voluto che il sum, il «sono» del soggetto, fosse sottomesso a una procedura dimostrativa: qualora non dimostrato, può solo essere tolto letteralmente di mezzo. Il suddetto campo di concentramento è una tecnica organizzativa particolare per togliere di mezzo il non dimostrato, di fronte al quale non è stata esercitata l’obbedienza del puro e semplice riconoscimento.

Non si deduce il principio di non contraddizione, come non si deduce il principio di piacere.

Giustamente sono detti ambedue «principi»: non si tratta solo di sinonimie. Li affianco per ora, per vedere se e come connetterli. È il senso del titolo di questo anno.  …

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Pronunciato il 12 novembre 1994
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
I testi relativi agli interventi di questo Corso sono stati raccolti nel volume A non è non A, Sic Edizioni


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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