2° – “PUER OECONOMICUS” – CONCLUSIONE

Corso 2009/2010
L’ALBERO E I FRUTTI. LA RETTITUDINE ECONOMICA

 

 

Felicità. Raccolgo la parola rievocata da Raffaella Colombo poco fa; è una parola usatissima dagli economisti. Vi risparmio la rievocazione della storia di questa felicità, di come la chiamava in greco Aristotele ecc. ecc., di milioni di libri che sono stati scritti sulla felicità. Gli economisti quando usano la parola felicità non sanno quello che dicono, e non sto dando dell’imbecille agli economisti, però sarebbe meglio che sapessero che cosa dicono. Noi, indipendentemente dal pensiero degli economisti sarebbe meglio che sapessimo che cosa diciamo quando pronunciamo la parola felicità, desiderio di felicità.

Vi risparmio l’excursus sulla teoria dell’equilibrio che comincia con la teoria della felicità di Aristotele, poi è arrivata la teoria dell’equilibrio in economia ecc. ecc. Faccio osservare da tempo che la parola equilibrio è erroneissimamente usata per indicare uno che sta bene psichicamente, si dice uno squilibrato di uno che non sta bene psichicamente: niente affatto, l’equilibrio è vera e propria patologia. Per la centesima volta rammento che lo schizofrenico catatonico, quello che non muove neanche i mignoli, è sempre equilibrio, anzi, massimo equilibrio: si rifiuta di muovere il mignolo, di dire una frase, qualsiasi cosa; è schizofrenico proprio perché è perfettamente equilibrato. L’equilibrio è una realtà, è un concetto della psicopatologia estrema, mentre è profitto essere in uno squilibrio: un pezzo che prima non c’era, adesso c’è; il passaggio dai cinque talenti ai dieci talenti è il massimo degli squilibri, stanno bene tutti. Sono importanti queste osservazioni sulle parole più correnti – poi finisco su felicità –, è importante fermarsi sulla parola equilibrio che tutti darebbero per scontata essere la parola della sanità psichica, mentre è la parola dell’estrema patologia psichica. Vedete, non c’è nessun livello sofisticato in quello che vado dicendo, sto parlando delle parole comuni, le più comuni. Figuriamoci quante volte abbiamo parlato della parola comunissima amore che è catastrofica nel significato con cui lo pronunciamo, catastrofica. Tutto quello che diciamo è a livello del dire comune.

Il primo in tutta la storia del pensiero, ad andare sull’esempio della massima Filosofia in quanto consistente e nel riattivare e correggere i significati più comuni è stato Freud.  …

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Pronunciato il 14 novembre 2009
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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