2° SEDUTA – INTRODUZIONE

Seminario 1993/1994
“NORMALITÀ E IMPUTABILITÀ NELLE QUATTRO PSICOPATOLOGIE”

 

 

Ricordo una delle idee pratiche della volta scorsa: fa parte non solo dei vostri diritti, ma dei vostri doveri, il partecipare al seminario con quesiti che sorti di volta in volta, in qualsiasi momento, formulati su un pezzo di carta e deposti su questo tavolo. Quesiti di ogni genere e specie, quali essi siano. Infatti, di volta in volta, ogni incontro inizierà con l’esame di questi fogli, dando nella misura del possibile, una anche parziale risposta fin dall’inizio. Io vi invito a farlo davvero. Mettiamo alla prova ciò che ho detto. Potrebbe essere una prova riuscita, potrebbe essere una prova fallita: è la natura della prova.

Vi leggo le domande pervenute. Sull’autismo, quindi per Pietro Cavalleri:

«Pietro Cavalleri dice: imperativo di totale adeguamento ad un altro, pensato come realtà fisica. L’altro è nemico. Dire che l’altro è nemico ne suppone l’esistenza. A me pare di osservare piuttosto reazioni di terrore, panico, nei soggetti autistici di fronte alla scoperta di una emozione dell’altro o di fronte a un “prodotto finito” realizzato, come davanti a qualcosa di non contemplato, imprevisto, estraneo. A tutto, indistintamente, si adeguano. Ogni cosa è abbordabile, ma nulla è il nesso con ciò che precede. Non c’é trasformazione o possibilità di ordinare in vista di qualche cosa. Ora una cosa, ora l’altra, senza legami o unità di percorso. Una cosa è uguale all’altra. Mi è accaduto di osservare un tentativo di mimesi con i moti dell’altro — vedi i replicanti — esempio il riso o il pianto. Non c’è più un “tu” da odiare. Quando l’altro viene percepito mirato, distinto come permanente potenziale nemico, non è a questo punto che il soggetto autistico inizia a potere guarire?»

Un’altra domanda il cui riferimento è al Don Chisciotte;

«Mi sembra che Don Chisciotte si mette a “curare” gli altri come fosse uno che l’ha anche scampata bella e volesse vedere come si regolano prete e medico. Che passo ha fatto, secondo lei, di pensiero e di pratica, per uscire dalla malattia e dare così giudizi e consigli? Insomma, come è potuto passare dalla da malato, al di malato? Vorrei un esempio, visto che l’uomo dei Seicento ci è così vicino.»  …

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Pronunciato il 18 novembre 1993
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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