2° SEDUTA – METAFISICA DELL’IMPUTABILITÀ

Seminario 1996/97
“Gli aldilà o: le metafisiche”

 

 

    1. Il nesso coscienza-azione

    È stato realisticamente osservato che ciò che di errato ci si trasmette risale ai nonni. L’ottima scelta di Pietro Cavalleri di leggere i passi del racconto di Schnitzler, scritto quando ancora nessuno di noi era nato e quando anche i nostri padri erano giovinetti, ci fa ragionare sul fatto che il lavoro ricostruttivo (pur estraneo a ogni logica causalistica) arriva ai nonni. Questo serve per rispondere a una domanda: «Quanti anni ho in quanto ente?». Una volta ho calcolato che la mia età, risalendo alle mie ascendenze, è almeno di cinquecentoquaranta anni.

    Mi è venuta in mente, più o meno pertinentemente, una frase abbastanza nota di Amleto a proposito della coscienza:
    Così la coscienza ci fa tutti vili, e così la tinta nativa della risoluzione è resa malsana dalla pallida cera del pensiero, e imprese di grande altezza e importanza per questo scrupolo deviano le loro correnti e perdono il nome di azione…

    È il pensiero del nevrotico, a cui corrisponde l’idea uguale e opposta
    – anch’essa errata – che, se davvero la coscienza fosse all’altezza della tinta nativa dei muscoli della risoluzione, non saremmo a quel punto… Si tratta del nesso coscienza-azione.

    Non è la coscienza a dover passare all’azione. Quando ciò accade (ovvero: quando la coscienza si autoassegna un rapporto immediato con l’azione effettrice, muscolare), quello è il momento del «passaggio all’atto» di follia criminale, descritto dagli psichiatri francesi: se si riduce l’atto all’azione motoria, questo è l’unico atto di coscienza possibile.

    Il vero atto della coscienza è compiere la coerenza con la legge o, usando la vecchia parola freudiana, l’inconscio. Questo atto può essere chiamato anche «meditazione»: «La tua legge, Signore, io medito giorno e notte». È il lavoro della coscienza. Il suo atto non è passare all’atto, ma la meditazione della legge. In questo modo la coscienza procura all’Io il ristoro dall’angoscia.

    Pietro Cavalleri ha già detto il nocciolo: l’aldilà non è mai l’altro. Lo ribadisco in due punti.   …

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    Data di pubblicazione: 05/06/2016



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