2° SEDUTA – OSSERVAZIONI

Seminario 1994/1995
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA”

 

 

Un’osservazione e una richiesta. Mentre ascoltavo Pietro e Mariella, constatavo che quanto all’esame di casi questa sera abbiamo fatto una mossa agli antipodi — antipodo non è opposto: c’è il polo nord, c’è il polo sud ed entrambi vanno bene insieme — rispetto all’esposizione della volta scorsa di Genga, che avrebbe teso all’esposizione di un caso e potenzialmente alla sua massima estensione. L’antipodo di questa sera è consistito nel riferire al minimo dei cenni a effettivi casi incontrati di persone. Cenni che avrebbero anche potuto essere moltiplicati per cento, ossia cento cenni a cento brevi brani e non invece — ecco l’antipodo — l’esposizione di un caso tendente alla sua massima estensione. Non ho alcun commento da fare. Osservo questo movimento svoltosi nel tempo di due settimane. Ho l’impressione, anche per i movimenti che si svolgono nel mio cerebro, di qualcosa che si sta muovendo al fine della nostra stessa intelligenza delle cose, se non la nostra guarigione in rapporto a queste cose.

(…)

Dopo l’osservazione che annotavo prima, fra la volta scorsa e oggi, mi sentirei di suggerire a noi stessi di provare a fare un progresso, sia che si tratti di casi esposti latamente, sia di brani o episodi brevi, di esercitarci a perfezionare anche lessicalmente, espressivamente, l’esposizione dei casi nella possibile, nella maggiormente possibile aderenza ai termini fino ad ora introdotti: parlare di vita psichica come vita giuridica, in particolare significa individuare che cosa è sanzionatorio in una tale vita.

Seconda osservazione: mi pareva di constatare che il più delle cose dette oggi se disegnate al peggio disegnerebbero un area che è l’area di un concetto che già lo scorso anno e anche quello prima ci proponevamo di perfezionare, che è quello di “fissazione”.

Il dispotismo è nella fissazione.

Il caso della donna che ha il ricordo infantile il contenuto del quale è un quadro in cui sono dipinti padre e amico, se stessa e amica, è un ricordo, è un’attività del ricordare che si fissa su un fotogramma, un’immagine precisa di questo ricordo. Data, proposta nella narrazione questa immagine come ferma, come fissa, e con qualche analogia con quel genere di ricordo privo di attività, o lavoro ricordante, di chi dice ―ho avuto un’infanzia felice‖ oppure dice ― ho avuto un’infanzia infelice‖. Esattamene lo stesso.  …

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Pronunciato il 18 novembre 1994
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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