Seminario 1998/1999
“IL PENSIERO CON FREUD: IL PENSIERO DI NATURA”
Mariella Contri ora mi dice che dobbiamo anche e specialmente fare entrare nel nostro alveo il tema dell’utopia: io sono d’accordo. Chi lo farà, lo faccia secondo la linea delineata: nei nostri termini a Freud, etc.
Iniziamo questa sera l’agone — vero agone: è una prova — del nostro seminario, poiché eravamo partiti anni e anni fa dal rispondere a Freud e penso che si possa dire veramente così, che si era partiti dal rispondere a Freud, anche in ciò a cui Freud non rispondeva. Il seminario di quest’anno lo facciamo — ecco l’agone — per esaminare se Freud, non dico risponde a noi — la relazione di risposta non è bilaterale, è unilaterale — ma ora vediamo per converso, per ritorno — credo che sia l’unico significato che si possa dare all’espressione “ritorno a Freud” — se Freud veramente corrisponde a noi, dopo che noi gli abbiamo risposto. L’espressione “ritorno a Freud” in altri tempi era un’espressione diciamo da cavalleggeri lacaniani un po’ in giro per l’Europa, e un po’ in America Latina, tra lancieri del Bengala e la Brigata leggera dell’81° a Balaclava nella guerra di Crimea. Ma Lacan usava molto l’espressione “ritorno a Freud”. Ma non esisteva, però, non solo nei cavalleggeri, ma neanche in Lacan l’idea che per fare un ritorno che non sia un ritorno indietro — e Lacan era esente da questa tentazione: non esiste regressione in Lacan — ma non c’era almeno nell’esplicitezza, non esisteva affatto l’idea che per fare il ritorno occorreva avere fatto un netto, nitido, passo oltre. La parola oltre non è abbastanza buona: sembra ancora un’idea di progresso che va avanti.
Abbiamo risposto a Freud e quest’anno lavoriamo a verificare se Freud corrisponde a noi, insomma, se ci amiamo. Noi e Freud just married, mettiamola così.
So che sono Raffaella Colombo e Sandro Alemani a intrattenerci questa sera.
Pronunciato il 6 novembre 1998
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore
