2° SEDUTA – SAPER FARE LAVORARE GLI ALTRI CON PROPRIO PROFITTO

Seminario 1999-2000
LA SCIENZA DELLA PSICOPATOLOGIA COME SCIENZA DEL COMANDO

LA COMPETENZA DEL BAMBINO O IL PRINCIPIO DI PIACERE COME LA PRIMA EDIZIONE DEL PRINCIPIO DI REALTÀ.
La costituzione dei moti

 

Questa sera sono solo un sostituto. So di una parte preparata da Raffaella Colombo che io non toccherò quasi. Ma allora so che dirò degli appunti. Non giuro sul loro ordine, anche se solitamente sono ordinati intellettualmente.

Mi torna bene cominciare aforisticamente. Quello è uno che sa fare lavorare gli altri, con proprio guadagno. Siete sicuri che ciò voglia dire sfruttamento? Neanche per sogno. Conviene dunque avere una lista delle specie diverse del saper fare lavorare gli altri con proprio guadagno.

Ne individuo subito due specie, dicendo che non è vero è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. C’è un saper fare lavorare gli altri che merita così parola bombardata, distrutta, annullata che è la parola amore. Ma se un uomo sapesse dire a una donna «Io so farti lavorare», questa è una dichiarazione d’amore. Anche qui le solite distinzioni: non è sfruttamento della manodopera femminile o incitamento alla prostituzione. Si sappiano fare le distinzioni e in che cosa i due corni si distinguono. Uno degli ultimi scrittori che hanno accostato, saputo accostare questa distinzione, per esempio era Maupassant.

Oppure, ancora negli aforismi, un modo ancora di descrivere l’amore potrebbe essere «Il mio pensiero è una alcova». Senza di che anche le alcove sono soltanto due reti separate, come spesso e non volentieri accade nelle migliori famiglie. Se il mio pensiero è un’alcova e potrei essere anche un monaco, ma non conosco buoni monaci il cui pensiero non sia un’alcova. …

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Pronunciato il 29 ottobre 1999
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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