2° – “UN TERRIBILE E FORSE NON NECESSARIO DIRITTO” – CONCLUSIONE

Chiedo a Roby di restare.

Una delle tante cose che gli devo è di aver appreso che io peso 200 grammi. Se volete, per una volta posso usare la parola anima – è corretto, sono serio –, come dire che l’anima risulta e non veniva prima, diversamente da questa occulta stregoneria che ci hanno messo in testa da tre millenni: quanto tempo ci ho messo ad accorgermi di ciò che ho appena detto. Persino in tutta la storia del Cristianesimo, il dogma, pseudo-dogma dell’anima è ancora più importante del dogma dell’Incarnazione e della Trinità messi insieme. Andate a vedere e ditemi se non è così.

Mi viene in mente che Lacan una volta ha detto di sé: “Je suis un auteur léger”, sono un autore leggero, oggi posso dire la stessa cosa, non a caso nella copertina di questo cofanetto c’è la copertina in cui Lacan mi ha fatto una dedica in cui diceva “A chi se non a chi?”. Ci ho messo anni per capire questa dedica. Alcuni ricorderanno che persino in un nostro corso annuale campeggiava precisamente la parola Chi. Altro gioco di parole lacaniano: “Qualcuno non è chiunque” e così via.

Magari il qualunquismo fosse solo quello che si dice in poetica, il qualunquismo è il nostro stato patologico, quella diagnosi generica riguardante tutti.

Non speravo, grazie a Roby, di avere l’occasione di cominciare così.

Abbiamo sentito dire dell’obiezione di Bentham a Beccaria che osava mettere in discussione la proprietà. Dice addirittura che questo sarebbe un dubbio sovversivo, noi siamo un po’ troppo abituati a usare la parola sovversivo, con un certo uso politico, quello per cui poi arriva la polizia, si aprono le carceri, si tortura la gente ecc. Prendiamoci un momento di calma e chiediamoci: sovversivo ma di che? Lo stesso Marx nel dire che l’ordine del nostro mondo è un ordine anarchico, diceva che sovversivo è l’ordine del nostro mondo rispetto a se stesso. È sovversivo rispetto a ciò che ci rende malati, che io chiamo non ordine ma disordine costituente di noi stessi e del nostro moto nelle sue dimensioni più vaste.

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Pronunciato il 19 novembre 2011
Trascrizione a cura di Sara Giammattei
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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