3.a SESSIONE – INTERVENTO

Oggi non ho preparato niente in corrispondenza al biglietto che ho mandato giorni fa – spero lo abbiate presente – in cui dico che questo testo è pieno di lacune, questioni, problemi. Io stesso vorrei essere un po’ più soggetto passivo di questo appuntamento, ossia sentire altri lavorare su ciò che finora maggioritariamente ho elaborato io: non perché sia stanco, nessuna stanchezza, ed ecco dunque che sono, come si dice, tutto orecchi.

Non è male l’espressione “tutt’orecchi”: dei due organi di senso, orecchi e occhi, il prevalente è certamente l’orecchio. Nessuno ha mai dato retta a Freud a questo riguardo, tanto per cambiare.

Anche quando – per tutto il Novecento, ma ancora oggi – si parla del linguaggio se ne parla al di fuori dell’udito, Lacan compreso.

Freud è l’udito: la prevalenza della nostra esperienza passa dalla lingua, quella che abbiamo in bocca, al timpano, implicante l’orecchio interno, il sistema nervoso, etc.

Ecco, mi piacerebbe essere più “tutt’orecchi”, passivo in questo senso. Del resto è almeno fin da quando è stata inventata la parola passione – in greco, in latino, in cinese, in romanesco, in milanese, come volete – che sappiamo che nessuno è mai veramente passivo.

La parola passione dà a tutti l’idea di movimento, di attività, di presenza. Nella mia passione più passiva, ripeto, vorrei essere tutto orecchi passivo.

Al vertice di ciò che dico c’è il punto dodicesimo del testo introduttivo: questo desiderio di passività – che spero anche altri abbiano, ma che comunque è mio – è indicato con molta precisione, appunto nel paragrafo dodici, intitolato Una Società Amici del Pensiero, punto che si riduce a pochissimo: «Abbiamo creduto di potere sostenere l’amicizia del pensiero su una “Società” – ecco qua – “Amici del Pensiero” che per ora non ha alcun evidente successo». Un po’ di modestia osservativa peraltro.

Ho detto che è un atelier, non una scuola: io non sono un maestro, ormai quindici anni fa lo dicevo e ci ho messo tanto per arrivarci.

Poi c’è un omissis, appunto, ed è qui che vorrei essere passivo e ascoltare le elaborazioni di altri, i presenti, qui presenti.

Benché associati alla Società Amici del Pensiero, spero che nessuno si faccia l’illusione di credere di essere un amico del pensiero: qualche cosa, un po’ di orecchio disponibile, non crediate.

Meglio svegliarsi ogni giorno avendo presente che l’idea di civiltà dell’appuntamento è appena albeggiante in alcuni: è alba, aurora. Tutt’al più potrei aggiungere quella che doveva essere la minima e unica premessa – dico premessa, non fondazione – del nostro lavoro, che è stato Freud.

Perché? L’ho esplicitato recentemente sul mio blog, in cui dico che nel corso dei millenni solo una volta è stato scoperto ciò che noi chiamiamo uomo: scoperto come si dice scoprire il bosone, scoprire l’atomo, scrivere la legge di gravitazione universale.

Questo lo ha fatto Freud, solo lui, e per primo: non c’era mai stata nessuna scoperta dell’uomo, cosa che in fondo abbiamo sempre detto dicendo che prima si pensava che l’uomo fosse anche un po’ animale, cioè che ci sarebbero delle leggi di natura che determinano la nostra condotta. É falso: che l’uomo sia un po’ animale, almeno nel sesso e nella alimentazione, è una falsità plurimillenaria. I moti dell’uomo, le leggi di moto dell’uomo a partire dal mangiare – esercitare le due arcate dentarie insieme alla lingua, alle guance, all’esofago ecc. – non derivano da una legge naturale.

Una volta dicevo anche che noi non mangiamo per vivere, ma viviamo per mangiare. Questa è la scoperta dell’uomo. Non c’era mai stata: nei millenni non c’era stata e nei pensatori greci non c’era stata, nei sumeri non c’era stata, nell’ebraismo non c’è stata, nel Cristianesimo non c’era mai stata. Non c’era mai stata, e basta.

Nient’altro che questa, tutt’al più in quel tipico mistificare la storia del pensiero nel secolo scorso c’è stato qualcuno che ha inventato le “scienze umane”, non la scienza di cosa è l’uomo (Freud), ma scienze umane che Lacan definiva scienze della nostra schiavitù. Giusto, psicologia in testa. 

 

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Pronunciato il 17 dicembre 2016
Trascrizione a cura di Sara Giammattei
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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