Corso 2009/2010
L’ALBERO E I FRUTTI. LA RETTITUDINE ECONOMICA
Io posso continuare così, per tutta la vita, non mi costa niente, sono lì, prendo due appunti…
Questa volta è all’insegna, o sottotitolo, del numero cinque; l’invito è a contare fino a cinque. Scuole elementari a vita, potrei anche dire: eccola, l’idea certamente inedita di università. In ogni epoca ci sono solo scuole elementari.
Il numero cinque è la contabilità che risponde alla domanda: quante cose ci sono? Oggi nobilitiamo pure la parola cose ricordando sempre che la parola cose traduce la parola latina res, che vuol dire reale. Che cosa è reale? Vi pongo la domanda che cosa è reale e vi invito a contare fino a cinque. Questi cinque sono elementi, elementi reali perché l’aggettivo reale possa essere usato. Serve una figurazione; sto parlando di contare fino a cinque allo scopo di riuscire ad avere una vita quotidiana che non sia per definizione un settore perdita e in perdita ormai dovrebbe significare per chiunque angoscia, perché non c’è la perdita, ma c’è la minaccia di perdita. Ho già anche detto che l’infamia che affligge l’umanità è la minaccia di perdita, sì, di cosa? Di un amore che non esiste; è l’oggetto dell’angoscia, l’oggetto dell’angoscia è un oggetto che non c’è, ma la minaccia di perderlo ci potrebbe far fare o non fare qualsiasi cosa.
Allora, una figurazione è quella della bussola, che sarà la copertina del libro2 di cui c’è già la presentazione e l’immagine di copertina sulla quale figura, appunto, una bussola, una bussola all’antica di quelle col coperchio che si aprono e in fondo c’è un territorio o un pezzo di territorio e sopra l’ago. Nel numerare gli elementi di questa bussola, vita quotidiana per ogni vita e nei millenni – è importante dire millenni, ma anche qui non è la tradizionale nozione scolastica dei millenni. È sufficiente (questo quante volte l’ho detto e ancora ripetuto recentemente) – basta, e si può fare questo passaggio, riconoscere come errore la domanda della Sfinge, la famosa Sfinge di Edipo che dice che viviamo entro due limiti che sono la nascita e la morte. No, abolito il limite; grande passaggio già freudiano ma così bene esplicitato da Lacan, non esistono angosce di morte.
Nomino prima il territorio, quello in fondo, e lo numero col numero cinque, ma non è particolarmente importante, è solo per metterlo per ultimo, pur sia quello che serve e su cui si orienta l’ago. …
Pronunciato il 12 dicembre 2009
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore
