3° – LA NOSTRA “FILOSOFIA DELLA NATURA”

Corso 1997/1998
UNIVERSITÀ. CHE COSA POSSO SAPERE

 

 

Conservo l’idea che è brillante l’idea di Pietro R. Cavalleri del radiogiornale ad ogni nostro incontro.

Ciò che andiamo facendo è l’esposizione in termine di pensiero e di sapere di quello che ormai senza esitare io ormai chiamo la nostra Filosofia, la nostra filosofia della natura.

So che l’espressione “filosofia della natura” è già impegnata: diciamo ormai che ci sono due filosofie, l’una e l’altra. Questa non l’altra. E possiamo ben dire che in ogni imbatterci nel pensiero e nel sapere, nella storia del pensiero e nella storia del sapere, specialmente in quella forma prescelta di enciclopedia, noi possiamo osservare che punto per punto, tappa per tappa, mattone per mattone, parola per parola, capitolo per capitolo, ci imbattiamo in una — sempre quella — obiezione che si può dire percorre tutta la storia del pensiero e tutta la storia del sapere.

Per questo il rilievo che possiamo dare al nostro concetto di talento negativo, ossia di non-obiezione di principio ad alcunché è capitale.

Possiamo ben dire che in ogni tappa dei nostri incontri sono presenti quattro momenti in simultanea. Un’esposizione, specialmente come quella di Alberto Colombo fra breve e come già la volta scorsa, esplicita il primo di questi quattro momenti.

Il primo è la forma di articoli, di lemmi, di temi di enciclopedia. In questo è bene sapere che l’esposizione di questi lemmi, articoli, in forma breve e scolastica, ognuna di queste esposizioni è trasversale rispetto al lungo elenco di argomenti che sono stati prefissati per quest’anno.

Ora accorgendosene, ora no, ognuna di queste esposizioni interviene già in modo trasversale su diversi dei temi già proposti.

Il secondo momento non è tanto esplicito, ma ogni volta che interveniamo se lo facessimo mi piacerebbe. Tempo fa abbiamo detto che il nostro lavoro, il lavoro di una comunità di noi — in cui tutti i presenti sono convitati semplicemente per autoselezione: c’è chi entra e chi non ci entra — è un lavoro che riparte sulla seguente considerazione sul piano della storia recente: lavoriamo vent’anni dopo. La durata di vent’anni è una durata che appartiene al ricordo personale di tutti, anche delle persone più giovani fra noi.  …

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Pronunciato il 20 dicembre 1997
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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