3° – L’EDIPO. GREGORIUS

Corso 1993/1994
“IL LEGAME SOCIALE E LE QUATTRO PSICOPATOLOGIE”

 

 

Solo una parola, quasi non necessaria. Un piccolo inedito raccordo fra ciò che abbiamo udito e ciò che ci dirà Nietta Aliverti e già lo otterremo, anzi lo sentiremo subito. Ascoltatela.

Il tema è coerente con ciò che abbiamo udito nella forma risultante dal paragone della volta scorsa con gli scacchi: in una stessa scacchiera si passa, diciamo, a porzioni distinte del medesimo campo. L’accordo è questo.

Una delle parole ben introdotte da Raffaella poco fa, è la parola dignità. Il fatto che ivi si tratti di duchi e di duchesse è solo la forma momentaneamente letteraria di esplicitazione, di ostentazione, di drammatizzazione di ciò che è “essere degno” o della dignità. In questo caso di tratta del partner degno, del compagno degno.

Quando — allora la mia osservazione è proprio solo questa — quando uomo e donna si sposano — esperienza di miliardi — quando uomo e donna si sposano, il più — mi ripugna perfino dire “il più normalmente”, perché é falso, é anormale; o “il più ordinariamente”, ma l’ordinario é buono; “il più comunemente”, ma ciò che é comune va bene. Diciamo “il più statisticamente frequente” — l’evento, quando si sposano, più statisticamente frequente, é una dimenticanza. Direi che é una rimozione nel senso proprio di questa parola. È la dimenticanza del fatto che quando si sono decisi per un simile atto — l’atto coniugale; intendo quello legale, eh? — per i più ciò che li ha fatti decidere l’uno per l’altra, è stata la presenza di una riconosciuta dignità del partner in quanto partner. Il partner é stato preso in questo atto legale del coniugarsi, in quanto giudicato degno, possiamo dire “degno compagno”. E ciò appena sposati lo si dimentica.

Questa dimenticanza é il passaggio che farà della famiglia il luogo istituzionale dell’offesa. Abbiamo già parlato di neuropsicosi da offesa. Diventa il luogo istituzionale della neuropsicosi da offesa.

Nient’altro.

L’EDIPO – GREGORIUS

Grazie di tutto a Nietta, e anche, per ultimo, per la sobrietà concreta, la puntualità di tutti i suoi punti; anzi, io riprendo da lei perché é stata lei a sua volta a fornirmi il ponte per riprendere — ma io finisco — alla sua idea e precisa, assai corretta: nelle patologie si tratta di “non luogo a procedere”. Si vedrà subito a cosa fa da ponte. È il punto che cercherò di sviluppare fra un momento.   …

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Pronunciato il 4 dicembre 1993
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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