Corso 2000/2001
IO. CHI INIZIA. LEGGE, ANGOSCIA, CONFLITTO, GIUDIZIO
Il lavoro fatto da Pietro R. Cavalleri è tutt’uno col mio. Alla domanda «Che cosa…?»: stavo già per dire «Che cosa pensa Hitler?». No. Qual è la teoria di Hitler in Mein Kampf: ciò che abbiamo sentito già risponde per la penna di un altro: Junger anziché Adolf Hitler.
Una decina di anni fa ho assistito a questa scena tra una madre e una bambina neanche più tanto piccola, sui cinque anni. La madre dice una frase alla figlia, aggiungo con voce a denti stretti, sibilante, ossia diciamo fonologia — il contenuto significativo e fonetica facevano una stessa molecola, due sostanze facenti una stessa molecola — importa il tono, importa moltissimo il tono. E quanto lo sapeva per esperienza Hitler. Il contenuto significativo della frase era: «se non vuoi fare ciò che ti dico io, allora io me ne vado, va avanti da sola, ti pianto». Istantaneamente la bambina è scoppiata in un pianto a toni acuti. Quella che si chiama una crisi psicomotoria. E abbracciando strettamente la madre e baciandole le mani si mise a gridare con voce acuta: «Facciamo la pace». Non trovo differenza alcuna né nel mio sentimento, né nel mio giudizio — solo che per il giudizio han dovuto passare ancora degli anni — fra l’orrore che ho provato, e nel ricordo provo, per quella scena, e l’orrore — freddo, eh! — che ho provato quando a 14 anni giravo tutti i cinema di Milano in cui facessero documentari sull’ultima guerra mondiale, in particolare sui campi di sterminio. Identico il giudizio, non solo il sentimento.
Vi ho già detto una connessione. È il nocciolo di tutto ciò che in questo intervallo di tempo andrò dicendo. Anzi, il nesso che ho detto è ciò che sto dicendo, e il nesso che sto dicendo è la teoria di Hitler. Io non mi fido più se non di chi stabilisce, sa stabilire un nesso di identità fra un’esperienza magari passata e quello che sta succedendo adesso. …
Pronunciato il 27 gennaio 2001
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore
