3° SEDUTA – APPUNTI

Seminario 1993/1994
“NORMALITÀ E IMPUTABILITÀ NELLE QUATTRO PSICOPATOLOGIE”

 

 

Mi è facilissimo — fra le diverse cose che mi sono piaciute di ciò che abbiamo appena ascoltato — mi è facilissimo collegarmi subito. Innanzitutto con due appunti che ho preso e che sono i miei contributi a ciò che ci è stato appena detto.

A proposito di racconto. Non si vive di ricordi. Si vive di memoria. Bisogna essere disturbati per vivere di ricordi. Il vivere di ricordi è un segno di disturbo. È inutile dilungarmi. Abbiamo già detto qualche cosa di sufficiente sulla memoria perché è, fa parte, è incluso nella nostra definizione di memoria che c’è un altro, un altro reale nella realtà con cui il soggetto istituisce uno speciale rapporto. L’altro, diversamente dalla lezione lacaniana — chiamiamolo così per coloro cui potrebbe interessare — l’altro non è lui la memoria, né è lui un fattore della memoria. L’altro è un soggetto reale anch’esso.

Un altro appunto: il racconto — e a mio avviso è questo che cambia tutto — il racconto, il mio racconto, il racconto di quanto mi riguarda, il racconto è il racconto dell’altro. Non è una grande sofisticazione ciò che ho detto. C’è un evidente doppio senso:

1° — è il racconto che io faccio ―di‖, riguardante un altro;

2° — è il racconto che potrebbe essere fatto meglio da un altro.

In questo senso il racconto contiene un elemento di testimonianza: io testimonio dell’altro; l’altro raccontandomi testimonia di me.

Dicendo questo ho già introdotto quello che subito mi servirà. Lo segno. Il nostro schema di base, semplificatissimo, della formula della clessidra.

La parola schema non è giusta, non è quella buona. Chiamiamola la nostra notazione della legge, di quella che giustamente chiamiamo “la legge”.

Posso renderlo più complesso dopo. Ci sono tante cose saltate. Per esempio questo A è bene mettergli subito un indice ―u‖, che vuol dire che è uno di tutti gli altri dell’universo.

In questo senso l’altro non è mai il papà e la mamma. È quell’uomo che è papà e quella donna che è la mamma. E poi nella elementarità della notazione è indispensabile questa aggiunta. Ma su questo torno tra poco.   …

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Pronunciato il 25 novembre 1993
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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