3° SEDUTA – IL BAMBINO E L’INTELLIGENZA DEL NON CAPIRE

Seminario 1999-2000
LA SCIENZA DELLA PSICOPATOLOGIA COME SCIENZA DEL COMANDO

MALATTIA NON È ANCORA PSICOPATOLOGIA:
Malattia del bambino, psicopatologia dell’adulto

 

Abbiamo già sentito abbastanza da Pietro R. Cavalleri e da Glauco Genga. Inoltre io non ho niente di nuovo e di intelligente da dire. Solo un’idea per la natura della similitudine freudiana valorizzata dal Raffaella Colombo la volta scorsa quando Freud dice che abbiamo lì davanti una grande cartina e su quella carta è scritto in grosso il nome del continente, ma noi guardando la carta vediamo tanti nomi di città ma il nome del continente è quello che ci scappa; il più grosso, il più vistoso, il più determinante di tutti, perché tutto dipende dal fatto che comunque è «Asia», ma ci scappa il dato più vistoso, o più ingente o primario. Allora io dico solo che quando vediamo un bambino che sta lì fermo e alla domanda che cosa fa, la risposta è una sola, cioè che pensa. Il nostro secolo ha elaborato e continua a farlo, senza cedere su questo punto, ha elaborato il concetto più ostile a quello di pensiero: è il concetto di intelligenza. Io faccio del male ai miei bambini se dico loro che sono tanto intelligenti. E se coltivo al loro cospetto, e precisamente per loro orecchie e per il loro intelletto, il valore di intelligenza. È un atto ostile al pensiero. Non a caso siamo ancora lì con l’intelligenza artificiale o con i suoi derivati. La psicopatologia è tutta sempre solo e soltanto la distruzione — Freud usava proprio la parola Zerstörung — fino all’annullamento — Vernichtung — del pensiero.

C’è solo una conseguenza di questo: Dio perdoni Jaspers per la sua storia sullo spiegare, comprendere. Io non comprendo nessuno. Il bambino sotto il bombardamento patogeno di certi adulti, cosa fa? Si mette a comprenderli? Diventerà ancora più grave. Un bambino che viene reso comprensivo…! La sola aggiunta è questa: non c’è intelligenza che del pensiero. Il pensiero intelligente, ossia in cui non c’è distinguo, fa un solo distinguo che è quello così immediatamente intellegibile allorché si è davanti al sonno o al lapsus. Un sogno mi presenta un pensiero: una frase, un’immagine.  …

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Pronunciato il 12 novembre 1999
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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