3° SEDUTA – IL CONTROTRANSFERT. COMPROMESSO NORMALE E COMPROMESSO PATOLOGICO

Seminario 1994/1995
“IL COMPROMESSO”

 

 

Giacomo B. Contri

La mia prima osservazione: la storia del controtransfert avversativo ha il solo difetto di usare questo lessico in cui più nessuno ci capisce niente. Lei ha aggiunto: «Non c’è sadismo di ricerca nella posizione di Freud». Semplicemente darei sviluppo popolare, da larghe masse popolari all’espressione controtransfert avversativo, che non è il caso di fare il volantinaggio davanti a Mirafiori, ma invece bisognerebbe chiamarlo «Mi incazzo». Perché, che cosa significa? E’ uno dei nostri concetti principali — appunto lui si trova a nuotare in questa piscina in cui si parla di controtransfert e allora ha dovuto trovare un’espressione all’interno di questo lessico — ma perché ho detto questa volgarità che concettualmente non è una volgarità? Perché Freud dice a chi va da lui, ossia ogni psicoanalista dice a chi va da lui, vieni dietro a un lavoro che io sto facendo e vieni dietro con il mio lavoro. Anzi, la vera ragione per cui tu vieni da me è che ti sei accorto che sono un tizio che fa un lavoro che ti può servire e dunque al quale ti associ. Se vieni da me, ma non ti associ… ­— allora ripeto l’espressione volgare di prima — mi incazzo. E addirittura te lo faccio notare. Equivale all’espressione che usavamo in altri tempi: vieni con me. Anzitutto sei venuto a trovarmi, io ti ho ascoltato, ho ritenuto che vale la spesa di prenderti, e allora equivale a dire vieni con me.

É una se-duzione, senza nulla di seduttorio. Dunque ha ragione ad arrabbiarsi.

A mio avviso, è la prima volta che sento una idea di controtrasfert che sia accettabile. Il controtransfert è l’obiezione che l’analista fa ad uno che va lì per starci e dopo non ci sta più.

Anna Maria Guerrieri

E si può parlare di resistenza,?

Giacomo B. Contri

A questo punto è la resistenza. La resistenza è all’offerta. Ma ormai è una parola che abbiamo abusato. E’ al fatto che l’analista è uno che sta facendo una strada; quindi l’idea dello schermo vuoto, il puro schermo su cui il paziente proietta le sue cose… Storie.

L’analista — e uso le parole richiamate da Friedman — è una realtà oggettiva. Mi permetto di finire con una testimonianza: l’altra sera è stata una delle poche volte che mi sono addormentato duro in seduta.  …

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Pronunciato il 27 gennaio 1995
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Grazie Giacomo!

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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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