3° SEDUTA – LA PSICOANALISI

Seminario 1999/2000
“L’EREDITÀ FREUDIANA NEL PENSIERO DI NATURA”

 

 

Sembra che il titolo di questa sera sia criptico. Aspettiamo che il criptico sia tolto. Noi non siamo per il criptico, in nessuna maniera.

Pensando a esigenze che ci riguardano tutti, con tutta la brevità ho pensato di stigmatizzare o puntualizzare questo: che essendo questa sede Il Lavoro Psicoanalitico — non è il Corso, non è la Scuola Pratica di Psicopatologia, non è la Scuola Tutor — io chiamerei uno psicoanalista uno che cerca di tirare fuori qualcuno dal pasticcio cosmico in cui è stato ficcato e si è ficcato. Quanti anni sto pensando alla mia esperienza di analisi, quanti anni ci vogliono a capire questo «cosmico», ossia capire che le proprie storie non sono una faccenda privata. Il passaggio all’analisi è questo, è tutto in questo «cosmico».

Avrei finito se non avessi un’aggiunta, semplicissima, ma che mette il dito sulla peggiore stortura avvenuta nella storia della psicoanalisi — anni 30 e ora non faccio una lezione di storia della psicoanalisi — ossia il dire un punto che oggi ci riguarda in modo speciale, forse come asserzione ormai unica al mondo, che praticare la psicoanalisi è praticare il divano. Il divano freudiano, ma il divano. E non c’è alcuna altra definizione della psicoanalisi che non sia questa. Non esiste lo psicoanalista ideale. C’è questo, allora c’è uno psicoanalista.

Il pasticcio enorme è cominciato più o meno negli anni trenta, ma anche già prima. La colpa non è della solita Melanie Klein, ma già Anna Freud che con l’invenzione dell’espressione psicoanalisi infantile ha introdotto la massima confusione perché con i bambini non si usa il divano. La catastrofe, per così dire, è cominciata da lì. Dunque la psicoanalisi è il rapporto fra il divano e la poltrona. Fuori da questo non c’è psicoanalisi e non c’è psicoanalista.

Questa è una delle frasi più importanti che connotano non solo Il Lavoro Psicoanalitico ma lo Studium Cartello.

Ad alcuni può apparire immediatamente rilevante o rilevantissima, qualcun altro potrebbe chiedersi perché mai dire una cosa talmente ovvia, e altro non aggiungo.

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Pronunciato il 3 dicembre 1999
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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