Seminario 1995/1996
“PERCHÉ FREUD HA RAGIONE”
So che c’è una parte che tocca a me, ma questo non vuol dire in eterno. In modo esplicito e diretto arrivo a questa parte fra breve.
Ho imparato da un po’ di anni che quelle volte che mi tocca di dire qualcosa, ciò che faccio le ore prima o i giorni prima è di leggere una cosa qualsiasi che mi è capitata sotto mano. Ieri ho finalmente comperato Oberon di Christoph Martin Wieland4. Ho cominciato a toccarlo, a saggiarlo qui e là. É anche probabile che se avessi aperto le pagine in un altro punto avrei trovato ugualmente. Da tanti anni sono sorpreso del fatto che facendo così si trova sempre. Le prime volte che lo facevo, mi dicevo: “ma com’è che guardando una cosa qualsiasi un po’ a caso ho trovato una cosa così adeguata a ciò che devo fare fra un’ora, un giorno?”. L’esperienza si è ripetuta così tante volte che non può essere che in ognuno di questi casi vi sia stata una folgorazione divina che poneva in contatto la lettura dell’ultimo momento con ciò di cui si trattava un momento dopo. Allora, la mia conclusione è che non si tratta di una folgorazione, ma del fatto che è vero che da qualsiasi parte si vada a pescare tutti i pesci riguardano sempre la nostra legge. Ora mi è venuta questa metafora barocca.
Nell’Oberon si tratta di un incontro amoroso, in un intrigo così complesso che è persino inutile cercare di illustrarlo, ma che alla fine e come tutti gli intrighi una volta svelati non sono poi neanche quei grandi intrighi così complessi. Come il giorno che ho scoperto che i labirinti, su cui fino a una decina d’anni fa tutti gli intellettuali del mondo hanno sentito il bisogno di scrivere cose, ho scoperto che per fare un labirinto basta prima disegnare una linea un po’ distorta, un banale filo come quello del gomitolo che il gatto ha disordinato in mezzo alla stanza e poi tutto intorno ci si disegna il labirinto. É banale: un labirinto non è affatto una figura della complessità, ma è una figura della banalità. É durato decenni: hanno scritto tutti sul labirinto. É solo una banalità: quelli della Settimana Enigmistica ci mettono cinque minuti. Comincio da un punto qualsiasi. …
Pronunciato il 22 dicembre 1995
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore
