4° – “DIFESA, OFFESA, GUERRA”. CONCLUSIONI

Corso 2008/2009
LA DIFESA E L’ERRORE DEL PENSIERO COMPETENTE

 

 

In questo filo è chiaro che perché ci sia la guerra occorre l’individuo. L’individuo così bene descritto da Freud è secondo le due alternative: essere pronto ad ammazzare e, soprattutto, a farsi ammazzare – secondo me, viene al primo posto questa, salvo che un pizzico di orgoglio: “Mi farò ammazzare ma da uno più bravo di me. Bisogna trovarlo! Sono più furbo degli altri” – oppure, uno che è così sano che non ha la minima intenzione di ammazzare e di farsi ammazzare: vi sto parlando della psicopatologia che reintroduco anche con una prospettiva a breve termine. Ci vuole l’individuo disposto ad ammazzare e soprattutto a farsi ammazzare. Questo individuo, poi, può essere moltiplicato per un numero grande a piacere: dieci alla enne, ossia che l’individuo venga trattato come massa. Dieci alla enne dice soltanto che aveva ragione Lacan a dire che la massa è un insieme matematico, uno moltiplicato per dieci alla enne, insieme matematico, banale persino, rileva la banalità di questo concetto.

Già si profila ciò che dico della patologia ma, ancora un momento, uno dei presupposti di questa patologia – prima delle patologie: nevrosi, psicosi, perversioni, psicopatologia precoce – è quello arcinoto e arcimeditato secondo gli altri in cui si vede bene come quello che diciamo sia proprio dall’altra parte, non dico neanche agli antipodi, in fondo polo nord e polo sud sono intercambiabili, gli antipodi non dicono di una opposizione. Pensate alla frase che ho citato più volte, arcinota: “Fate l’amore, non fate la guerra”, in un certo senso cominciamo bene perché, stante che l’amore di cui si tratta, da cui si comincia, è quello che incomincia facendo l’amore e finisce facendo la guerra.

Una delle prove che dimostra che noi potremmo campare diecimila anni senza capire niente, cioè abitudine costante per la gran parte degli individui di massa, è che quasi nessuno ha capito niente dall’Iliade della guerra di Troia, che conoscono anche gli analfabeti perché anche un analfabeta può avere visto Troy, anche se non sa niente di Omero, del greco, dell’Iliade, la distinzione fra Iliade, Odissea, se Achille è mai esistito o non è mai esistito etc. Basta che due cretini si siano innamorati, incominciano facendo l’amore – credono loro –, logicamente (Omero è logico), finisce facendo la guerra. Quindi il presupposto dell’amore sta all’origine della guerra. Ce n’è un altro che oggi voglio mettere sul tavolo, c’è un altro presupposto: ideale. Fino ad ora, che io sappia, questo ideale non è ancora stato toccato da nessuno. Non faccio il gesto di abbatterlo come se con la mano abbattessi questa bottiglia, perché se fosse così lo farei; non è così, l’altro indegno ideale oggetto indeterminatissimo, oscurissimo da tutti i tempi, la cui parola è stata brandita specialmente da Aristotele è la parola felicità: anche la felicità nel suo essere Ideale con la I maiuscola, oggetto oscuro, presupposto, è guerrafondaia con tutte poi le connessioni della felicità con l’innamoramento, cioè la prima fregatura del pensiero, del pensiero in quanto pacifico, il pensiero è in quanto pacifico, il pensiero ferito è guerrafondaio, esautorato, delimitato.  …

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Pronunciato il 24 gennaio 2008
Trascrizione a cura di Sara Giammattei.
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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