4° SEDUTA – L’INIZIATIVA

Seminario 1997/1998
“LA CASISTICA”

 

 

Quando ho di fronte, ed è da parte di testimonianze come questa, casi da miserabile, da Victor Hugo della psiche, il mio sentimento è sempre quello: «Non ho voglia» — che dimostra buon senso e salute psichica — non me ne occupo, non ci voglio a che fare. So per esperienza che le poche volte ho me ne sono occupato, ho visto che in ogni caso faccio bene a non farlo perché sono preso dal desiderio di violenza, violenza cattiva. E poi una certa umiliazione a interrogarmi sul senso anche dei miei sentimenti: come sentimento, senza passare all’atto, va bene. Semmai commenterei che il sentimento per quelli che più facilmente, più vistosamente sono classificabili come miserabili, non mi è difficile ammettere, constatare, persino affermare che non vedo nessuna differenza fra i sullodati e il caso presentato da Raffaella Colombo.

Il punto è lo stesso, un po’ come si direbbe che tutte le gambe sono diverse, ma tutte hanno la rotula e il ginocchio: il punto dell’anti-, del contro è lo stesso. La sola cosa che mi sento di poter dire su questi dannati soggetti… Affermo una sola cosa, ossia: non c’è iniziativa. L’iniziativa può solo voler dire: adesso compio un’azione che ha un inizio nel tempo. Per esempio, uno di questi che non ha mai letto un giornaletto in vita sua, se andasse in edicola a comprarne uno, avrebbe propriamente un’iniziativa, ossia un atto di Soggetto.

L’insonne che non inizia mai a leggere o comperare un romanzetto o un fumetto non è molto diverso: il giorno che comprerà un romanzetto o un fumetto avrà preso un’iniziativa.

Se c’è un’iniziativa significa che c’è un Soggetto: con tutte le chiacchiere che si fanno sulla realtà, il segno della realtà è un Soggetto. Un Soggetto si vede, si ode, si tocca, si registra allorché c’è un’iniziativa.

Ricordando il fatto che siamo in una stanza come questa, una chiesa, prenderei qualsiasi vecchio modo e condotta, trattamenti che si possano escogitare in futuro, di prendere ad esempio la parabola della tunica: la grande festa a cui nessuno va, e allora sono invitati degli estranei che vanno ma ce n’è uno che non ha neanche la veste adeguata ed è sbattuto fuori. Non c’è intenzione di crudeltà da parte del buttafuori.  …

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Pronunciato il 21 novembre 1997
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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