4° – NON È BELLO! CONCLUSIONI

Corso 2006/2007
IL TRIBUNALE FREUD. LA RIVOLUZIONE FILOSOFICA DI FREUD

 

 

Oltretutto in ciò che ha detto Nietta Aliverti, mi è piaciuto anche quei due o tre cenni di spirito. È sempre un buon segno. Non come fanno i docenti americani o inglesi, che fanno la lezione tutta doverosa, e poi ogni tanto buttano lì qualche battuta di spirito completamente sganciata da quello che stanno dicendo.

Lo spirito, nel senso della battuta di spirito, è contestuale con ciò che si dice: è nel contesto, non fuori dal contesto. Non è far lo spiritoso per captare l’attenzione e la benevolenza degli studenti.

Anche Nash era uno che diceva battute di questa specie. Notiamo che Nash non è che prima era matto e poi ha fatto ciò che ha fatto. È che ha formulato le teorie che ha formulato ed è dall’interno di quelle che è diventato matto. È un iter del pensiero quello che porta alla follia, alla nevrosi, alla perversione…

Ma, riprendo usando come spunto l’osservazione di Gabriella Pediconi, che ci voleva Freud per contrastare Platone. Ci sono voluti 2.500 anni! Poi si lamentano che le analisi sono lunghe!

Ora io ho ragione quando dico che nell’analisi ci sono tanti Platoni sul divano. Nell’analisi noi gli accorciamo il percorso. Quando qualcuno si lamenta con me: «Ma insomma, questa analisi quando finisce?», la mia risposta è: «Se lei continua così, fra 800 secoli è ancora qui».

Allora, non sono certo io a contrastare quello che ha detto Gabriella Pediconi: ci voleva Freud per… Io lo dico in un’altra forma: ci vuole che si passi — e questa è una frase che ho imparato ad usare dal mio analista e maestro Lacan — finalmente a appeler les choses pour leur nom, chiamare le cose con il loro nome. Io poi ho sviluppato il concetto di questa frase: “ordine giuridico del linguaggio”, ti si intorpidisce la mente… Chiamiamolo “chiamare le cose con il loro nome”.

Due esempi. Uno prima quando mi sono permesso di interrompere Mariella Contri, a proposito dell’invito di Socrate ad Alcibiade di risolvere il suo transfert — ho detto una bestemmia — su di lui portandolo sul vero oggetto che sarebbe Agatone. E in quel momento, dicendo solo apparentemente una volgarità, vi ho detto: ma chiamiamo le cose con il loro nome! Socrate ha invitato Alcibiade ad andare in culo ad Agatone. È solo un esempio di chiamare le cose con il loro nome. In questo caso è occorso un briciolo di gergo triviale, ma è solo un esempio di chiamare le cose con il loro nome.  …

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Pronunciato il 20 gennaio 2007
Revisione a cura di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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