4° SEDUTA – «EGO SUM QUI SUM»

Seminario 1998/1999
“IL PENSIERO CON FREUD: IL PENSIERO DI NATURA”

 

 

Direi che se qualcuno annotasse e trattasse a parte quest’ultima parte relativa alla costituzione come ricevuta o essere individualmente elaborata e quanto alla norma in quanto ricevuta o in quanto individualmente elaborata, che fra l’altro fa parte della problematica sul diritto in generale. È un tema degno di essere trattato, stante che è un ritornare per la giusta via anziché per i fumi degli indiani sull’individuale e il precedentemente costituito. Fa parte della divisione del lavoro.

Anch’io oggi mi ero arenato su una cosa su cui questa sera mi sono disincagliato. Arenamento non grave. In effetti, anche in vista della mia parte di domani mattina, stavo cercando a mettere a fuoco meglio il teorico e il mistico.

Il pensiero, quando non ha un fine pratico immediato, è il pensiero costituente, questo va proprio in alternativa che quando il pensiero non ha un fine pratico immediato ha un fine teorico o mistico.

Proverei poi a rispondere alla domanda di partenza di questa sera, ossia il rapporto di tutto ciò con la tecnica.

L’osservazione più aforistica è quella frase abbastanza nota della discussione sulla quale a me è capitato di essere edotto quando ero ancora ragazzino; è la famosa frase di Dio a Mosé sull’Oreb: «Ego sum qui sum».

Mosé chiede a Dio: «Come ti chiami?». È un po’ meno frivolo di questo ed è per questo che a Mosé male gliene incoglie, perché se fosse stata una richiesta abbastanza leggera Dio forse gli avrebbe anche risposto. Dopo tutto ne ha dette tante e poteva dire anche quella. Ma è perché Mosé la metteva giù dura. Era uno che — per usare un’espressione di Mariella — in quella domanda voleva andare fino in fondo. La risposta è una risposta che bisognerebbe dirla alla romanesca oppure «Ma che cavolo vuoi!», ossia è la risposta che ognuno di noi così interpellato dal solito drogatello di strada: «Io sono chi sono io». Che non c’entra affatto la declinazione del verbo essere implicante la denotazione ontologica del proprio essere. «Io sono quel che sono» che vuol dire «Levati dai piedi!».  …

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Pronunciato il 9 gennaio 1998
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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