5.a SESSIONE – INTERVENTO

Maria Delia Contri

Bene, come altre volte non dirò cose in più rispetto a quello che avete già letto nel testo introduttivo, più che altro ho sintetizzato in quattro punti le idee contenute in quel testo, quattro punti che per me sono fondamentali. Voi direte: “Hai scoperto l’acqua calda”; in ogni caso la scoperta dell’acqua calda è importante.

Ho messo a punto – in occasione non solo del tema del simposio di quest’anno, ma anche in occasione del testo introduttivo – questa questione, nel momento in cui mi è venuto in mente di dargli come titolo “La vocazione minoritaria del narcisismo”: avrei potuto dire “della patologia”, ma avrei potuto dire anche della storia del potere legislativo del pensiero, della san(t)a sede del pensiero, come dice Giacomo, che va ad arenarsi, a incagliarsi in una vocazione minoritaria.

Tra l’altro, il titolo mi è stato suggerito da un libro uscito recentissimamente, mi pare per Laterza, che è un’intervista fatta a Goffredo Fofi da un giornalista che si chiama Pivetta e che io non avevo mai sentito nominare.

Secondo Fofi la vocazione minoritaria sarebbe propria di coloro che per fedeltà alla loro morale si ‘tirano fuori’ e si rifiutano di sporcarsi le mani: è la logica dell’anima bella che descrive Freud, cioè si tratta del soggetto che si rifiuta di sporcarsi le mani e che proprio per questo non agisce più, perché agire vorrebbe dire sporcarsi le mani. Quindi qui c’è tutto il tema di una morale pensata come precedente e autonoma rispetto al diritto, mentre la morale di per sé non ha nessuna autonomia rispetto al diritto, ma non ne è che la manifestazione esterna.

Ho trovato interessante il titolo di questa intervista rivolta a Fofi, La vocazione minoritaria che viene definita in questo modo: ci si chiama fuori per fedeltà alla propria morale, ci si isola nella logica appunto del narcisismo.

Se voi andate a leggere vi accorgerete che tutte le risposte che Fofi dà, molto articolate, sono poi una sequenza di banalità per spiegare come ci troviamo in un mondo contrario alla nostra morale per cui noi non possiamo che tirarci fuori.

Allora, primo punto che formulo così: la meta della soddisfazione si costituisce fin dall’inizio come meta civile, la soddisfazione la si ottiene dalla civiltà e non immediatamente dalla natura.

Questo è un apporto, una conclusione che credo che si possa dire che dobbiamo a Freud, perché Marx stesso – che pure dà così importanza, così rilievo ai rapporti di produzione – di fatto continua a restare interno all’idea che ci sia una soddisfazione che si ricava direttamente dalla natura.

Il neonato non munge le mucche o le capre, non concia le pelli e non tesse i panni in cui viene avvolto, non accende il fuoco che lo scalda. Il nuovo venuto, quindi il neonato, entra da straniero nella civiltà, Giacomo nel suo testo diceva da estraneo, io qui metto straniero, agganciandomi a tutta una tradizione sullo straniero. Nel testo stesso che ho citato di Jabès e anche in Camus si parla de Lo straniero.

Quindi il neonato entra da straniero nella civiltà, una civiltà che trova già organizzata in usi, in leggi, in un linguaggio: una civiltà cui deve la sua stessa vita, la deve al suo rapporto con la civiltà, grazie all’ospitalità che gli viene offerta.

La sua stessa vita, quindi, è un profitto che deve all’iniziativa – e il neonato capisce molto presto che deve mettere in atto un’iniziativa, magari strillando – che da ospitato o ospitando mette in opera come domanda per eccitare, per incitare l’offerta.

Ciò che toglie il nuovo venuto dal posto di straniero da una parte è l’offerta che muove dalla civiltà e, dall’altra, la domanda che muove quell’offerta, quindi non c’è relazione, ma potremmo dire che non c’è neppure vita che non derivi da una relazione tra i posti dissimmetrici della domanda e dell’offerta: domanda e offerta che entrano in relazione grazie ad una azione, a un moto, sia che si tratti del moto di chi offre o del moto di chi domanda e quindi riceve. Ricordiamo questo, che si riceve perché si domanda.

 

Leggi tutto


Pronunciato il 18 febbraio 2017 con Altri
Trascrizione a cura di Sara Giammattei
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


Download

File Dim.
pdf 170218SAP_GBC1 221 KB

Copyright © 2018 Giacomo B. Contri - C.F. CNTGMB41S04E379X
Copyright - Contatti - Tutela della Privacy - Cookie Policy


Credits


Data di pubblicazione: 05/06/2016