5° – EREDITÀ SENSO DESTINO. CONCLUSIONE

Inizio parlando a pezzi e bocconi. Inizio dal raccogliere una frase di Raffaella Colombo che metto sullo sfondo, frase che dice che si vive in generale – individui, formazioni generali della politica, della cultura etc. – della negativa del regime dell’appuntamento. Semplicemente, nella mia nota ho sostituito la parola “negativa” con la parola “deviazione”. Si vive delle – al plurale, deve essere al plurale – negazioni, di tutte le forme di deviazione del regime dell’appuntamento, che invece non è plurale ma è uno. Si vive delle deviazioni (plurale) del regime (singolare) dell’appuntamento.

Questo mi dà subito il destro – stante la distinzione fra singolare, regime dell’appuntamento, e plurale e solo plurale, deviazioni – per una correzione. Ne approfitto per ricordare la correzione che ho dovuto imporre a quella esegesi della parabola del figliol prodigo che sarebbe una cosa da buttare giù tutti i preti dalle scale, perché è proprio stupida l’esegesi corrente: il paparone che abbraccia il figliolo che è stato tanto discolo! Come si fa ad essere così stupidi? Stupidità, stupidità! E’ scritto nel testo della parabola: questo padre è solo il Presidente della Società, mentre il figlio ne è socio. Anche qui, un po’ di traduzione appena appena: basta col figliolo stretto al cuore con le toppe nel sedere, come è rappresentato da Rembrandt. Andiamo! Rembrandt rimane il grande Rembrandt, ma l’idea di quel quadro è deplorevole, penosa. Il figliolo che è stato appunto discolo, torna tanto tanto prodigo: la parola “prodigo”, guardate, è un poema, vuol dire discolo, vuol dire che ha un po’ sprecato i soldi, poteva fare di meglio, ma si sa la gioventù etc. Cretini! Il figliolo ritorna e questo Presidente della Società lo nomina Amministratore Delegato per un’ottima ragione, eccellente ragione: perché questo che se n’è andato con le idee ancora non chiarite su cosa fare dell’azienda – politica aziendale, tanto che ritiene che una buona politica aziendale possa anche essere la scissione dell’azienda per fare aziende separate –, che si è portato via il suo pezzo di capitale, ha fallito ed è tornato indietro dal padre con due capitali in testa, in primo luogo l’idea che l’azienda deve essere una, e in secondo luogo che è un errore dividerla.  …

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Pronunciato il 18 febbraio 2012
Trascrizione a cura di Sara Giammattei
Revisione di Glauco Maria Genga
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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