5° – LA PAROLA DI TROPPO

Corso 1993/1994
“IL LEGAME SOCIALE E LE QUATTRO PSICOPATOLOGIE”

 

 

Due ringraziamenti. Uno a Nietta per aver iniziato a dissodare il terreno del concetto — dico concetto — del pensiero complementare. E secondo per la discrezione nel tempo succinto in cui ha condensato ciò che ha detto.

Non sono affatto fuori luogo le aggiunte da lei portate, quando ha detto che pubblico e privato fanno parte, che non sono l’espressione, ma il funzionare di una società secondo pubblico e privato è un caso, e generale, di pensiero complementare. É stata su questa onda che lì per lì …

Ecco, per esempio, in questo momento mi sembra di avere dato un esempio di mio funzionamento complementare. Abituato com’ero per tutto l’intervallo di tempo fino a poco fa a vedere Nietta Aliverti là, la mia percezione visiva aveva costruito una immagine visiva di un tutto — uguale 100%; è il 100% il primo concetto di complementarità — che il quale tutto aveva l’ognuno al suo posto quale come complemento affinché l’immagine di questo tutto percettivo fosse completo. É bastato uno spostamento perché lo schema percettivo costruito in un’ora e mezza in precedenza venisse reso fonte di angoscia. Non ho avuto una vera e propria crisi di angoscia per non avere istantaneamente trovato Nietta. Ma lo schema è quello dell’angoscia. X, A, S, qualsiasi lettera usiate, non è al suo posto. Ma non è affatto vero che Aliverti non era al suo posto. Non era al posto precostituito dallo schema complementare. Lo schema complementare crea dunque persino un falso. Crea l’asserto: se X ha un posto, è quello dello schema complementare. Assolutamente falso: Nietta Aliverti è al suo posto, anche quando si è spostata.

Mi capita di prendere spunto da quello accade all’istante. Vedete come ci si è dentro fino al collo. Ogni giorno è così. Che la nostra unità temporale di base sia quella momentanea, — ma non è il caso di diventare degli istantisti, dei momentaneisti — la nostra unità temporale è quella delle 24 ore, anzi io credo che andrebbe portata alle 48, perché nella nostra unità temporale di base della nostra esperienza, allo stesso modo in cui dicevo una volta: che cos’è un piano quinquennale?  …

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Pronunciato il 15 gennaio 1994
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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