5° SEDUTA – GARGANTUA

Seminario 1995/96
“Aldilà. Il corpo”, 2

 

 

  1. L’umiliazione come tentazione dell’aldiqua

Sosteniamo da tempo che il corpo umano è l’aldilà e che esiste una tentazione all’aldiqua. Nella nostra ricerca abbiamo rinnovato la parola ottocentesca «Psicopatologia», dicendo che essa indica l’aldiqua del corpo. Solleverei ad Aristotele, e di conseguenza a Tommaso, l’unica obiezione di avere ammesso, nell’essere umano, l’esistenza non solo dell’anima creata da Dio, ma anche di un’anima animale: gravissima concessione all’idea di istinto.

Un primo spunto di lavoro riguarda l’esperienza dell’umiliazione. Non importa ora sottolineare che essa si può esprimere in modi diversissimi, attraverso le mille forme dell’arroganza, quanto piuttosto riconoscere in essa l’esperienza più comune, il primo effetto del trauma patogeno, dell’offesa: l’umiliazione è la tentazione al corpo come aldiqua, è la tentazione che porta alla patologia attraverso la rinuncia alla difesa. L’immagine del profeta disarmato non mi è mai piaciuta: bisognerebbe essere sempre armati, come è bene che lo sia sempre anche il proprio dire. Il concetto di difesa è infatti uno dei più ricorrenti: il bambino si ammala perché la sua capacità di difesa è ancora rudimentale. Abbiamo teorizzato e professato che il giudizio è la prima difesa e che l’offesa ha di mira innanzitutto il suo abbattimento.

2. Gargantua: il colto contro la cultura

Il secondo spunto, che ha pure a che fare con il corpo (motricità e pensiero) come aldilà, è offerto da Gargantua, il personaggio che abbiamo scelto per la copertina della rivista «Child».

La descrizione che ne viene data lo colloca senza alcun dubbio nell’aldilà, un aldilà triviale, da osteria, da coltissimo popolaccio. Gargantua, fra i tre e i cinque anni, costituisce l’esempio del soggetto che nasce maturo, con la legge già compiuta:

Egli passò quel tempo nel bere, mangiare e dormire, nel mangiare dormire e bere, dormire bere e mangiare. […] Si ruzzolava sempre nel fango, si sporcava il naso, si impiastricciava la faccia, […] sputava spesso nel piatto, pisciava controvento, si cacciava nell’acqua per difendersi dalla pioggia, batteva il ferro a freddo, calcolava a vuoto…

Evidentemente all’epoca si insegnava che per calcolare occorre avere sempre un rapporto empirico con le cose: non era una gran buona matematica: se questo adolescente di tre o cinque anni calcolava a vuoto, era colto.   …

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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