5° SEDUTA – OSSERVAZIONI

Seminario 1995/1996
“VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA 2”

 

 

L’arresto del pensiero si chiama anche «angoscia»: è il pensiero che non arriva a pacificarsi, cioè a concludersi in un qualche punto. L’angoscia è pena e nessuno conosce pena maggiore della non correzione. È laicissimamente corretto mantenere l’idea di inferno in quanto stabilizzazione di un regime di vita psichica mai più correggibile. La psicopatologia nelle sue forme diverse «fa l’inferno». Alla lettera e tecnicamente parlando, l’autoaccusa del peccato, quale che sia il contenuto del delitto, può mantenere il modo di produzione del delitto ossia l’errore. Per questo il senso di colpa non corregge nulla, perché può anche essere capace di accusare tutti i delitti del mondo, ma è addirittura il rifiuto sistematizzato all’eliminazione dell’errore ed è il modo di produzione del delitto. È l’equazione: danno più beffe.

Suggerisco un caso di handicap psichico, ossia di vita scelta sulla base di un handicap: mi iscrivo a lettere perché non sono portato per la matematica. È il caso tipico che permette di cogliere l’equivalente apparentemente normale di quelle patologie: è un caso di handicap che comporta anche quel tanto di antipatia e di odio che proverò per tutta l’epoca in cui studierò lettere e farò l’insegnante. Ciò si può fare in tutte le scelte e pertanto getta luce sulla parola «scelta» e sulle scelte specifiche.

La nostra psicologia rifiuta la patente di psicologia a ogni teoria che si rifiuti di avere dei beni, quali essi siano, senza che il capitolo corrispettivo si ritrovi nella psicopatologia. Per questo non perdiamo un solo minuto con la psicologia della percezione, benché non facciamo altro che parlarne: la percezione uditiva è ciò che sono capace di intendere quando uno mi parla.

L’espressione «libertà condizionata» va bene nell’uso linguistico ordinario di liberà vigilata. Ma facendole fare un sussulto, si può fare ruotare profondamente il concetto: la libertà non esiste che in quanto condizionata, perché non ha alcun senso parlare di libertà assoluta. La mia libertà è relativa alla relazione; non ho alcuna libertà se non condizionata a una relazione lucrativa con un altro. In questo senso si potrebbe dedurre – buttandosi tutto all’opposto dall’uso corrente dell’espressione – che la libertà assolutamente incondizionata (la libertà «allo stato puro») e l’angoscia sono esattamente la stessa cosa.   …

Leggi tutto


Pronunciato il 19 gennaio 1996
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


Download

File Dimensione del file
pdf 960119SP_GBC3 465 KB

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.

Copyright © 2021 Giacomo B. Contri - C.F. CNTGMB41S04E379X
Copyright - Contatti - Tutela della Privacy - Cookie Policy


Credits


Data di pubblicazione: 05/06/2016



Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.

Contatore utenti connessi